12 gen. – La consigliera comunale del Partito democratico Francesca Puglisi torna sulla circolare Gelmini, che impone una quota di alunni stranieri per classe, e attacca l’idea della preside dell’Istituto Mattei di S. Lazzaro Maria Luisa Quintabà che, sentita in commissione consiliare, ha ipotizzato di spostare in pullman gli studenti che superassero il tetto del 30% di stranieri per classe. Secondo Puglisi, la circolare ministeriale è una boutade elettorale che «certo non può essere imposta obbligatoriamente alle scuole, poiché dal 1974 la composizione delle classi è affidata agli organi collegiali»; alle scuole bolognesi servono invece «classi meno numerose, più insegnanti per il tempo pieno», ovvero più risorse.
«Se sono come quelli che fanno servizio per le scuole Longhena, i pulmini non sono discriminatori, anche se va studiata bene la loro organizzazione», ha detto Quintabà, parlando come presidente dell’Associazione delle scuole autonome di Bologna. Per lei arrivano critiche anche dal comitato “Scuola e Costituzione”, che sottolinea come la dirigente non rappresenti il mondo della scuola bolognese e, in una nota, aggiunge: «L’evocazione di trasporti speciali per gli immigrati da tradurre da una scuola all’altra fa rabbrividire ogni educatore e ogni cittadino italiano che si ispira allo spirito di accoglienza e uguaglianza dell’art. 3 della nostra Costituzione».
E se il ministro ha spiegato di voler introdurre la quota di alunni stranieri per classi per evitare la formazione di classi ghetto in cui in molti non abbiano adeguate competenze linguistiche, a Bologna l’Ufficio scolastico provinciale spiega che gli alunni italiani hanno grandi difficoltà con la madrelingua. Tanto che l’Usp ha messo a punto il progetto “Elle – Emergenza lingua”. Coinvolgerà i docenti di materie letterarie delle elementari e delle medie e prevede l’individuazione di tutor docenti che organizzino col dirigente scolastico due momenti di sensibilizzazione sulla didattica dell’italiano in ogni scuola. L’obiettivo è «di riflettere sulle difficoltà di apprendimento in lingua italiana che si riscontrano fin dagli ultimi anni del primo ciclo, a partire dall’analisi delle prove di valutazione», scrive ai presidi il dirigente Vincenzo Aiello; e di «sensibilizzare tutti i docenti di ambito linguistico delle quarte e delle quinte delle elementari e i docenti di materie letterarie delle medie».

