Bologna, 12 mag. – “Qui non si tratta di nuove risorse, qui stiamo organizzando meglio quello che c’è, per renderlo più efficace e razionale”. A parlare è Stefano Versari, vice direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna. In conferenza stampa Versari ha presentato il “protocollo per l’accoglienza e l’inclusione” che da settembre si occuperà di trovare una classe a bambini provenienti dall’estero che arriveranno in città con i ricongiungimenti familiari. Una questione diventata emergenza da quanto è stata resa pubblica la diaspora dei genitori di un bambino bengalese, rimasto per mesi senza scuola.
Il protocollo – Con Versari anche l’assessore alla scuola del Comune di Bologna, Marilena Pillati, la dirigente dell’ufficio cittadino, Maria Luisa Martinez, e i cinque dirigenti di quelle che a settembre diventeranno le 5 “scuole polo”, che come già annunciato fungeranno da centri organizzativi per trovare una classe (elementari o medie) ai nuovi arrivati. I 5 poli (Ic1, 5, 7, 12 e Cpia metropolitano che funzionerà sia da polo che da coordinamento per tutta Bologna) si occuperanno di accogliere i bambini, valutare le loro competenze culturali e linguistiche, e assegnarli ad una classe. In più i poli gestiranno e condivideranno con tutte le altre scuole in rete “le risorse comunali destinate alla promozione della conoscenza della lingua italiana”. In pratica gestiranno in maniera centralizzata mediatori culturali, insegnanti di italiano L2, educatori incaricati dal Comune e docenti alfabetizzatori del Cpia, e potranno decidere se lasciarli alle classiche attività che si sono sempre fatti sulle scuole del territorio oppure attivare appositi gruppi pomeridiani composti da bambini provenienti da più scuole. I 5 dirigenti delle scuole Polo garantiscono da settembre un monitoraggio in tempo quasi reale del numero di alunni nelle classi delle scuole bolognesi, così da poter assegnare subito i nuovi arrivati. Il protocollo sarà sottoposto a un monitoraggio, e in futuro potrà essere esteso alla Provincia di Bologna.
Le critiche – La Cgil è soddisfatta del protocollo. “Siamo stati i primi ad aver lavorato in questo senso e questo protocollo sarà utilissimo – spiega Raffaella Morsia, segretaria regionale Flc Cgil – Il problema è che questo progetto nasce senza una gamba fondamentale per il suo funzionamento, dopo anni di tagli non si può pensare che un’operazione virtuosa si faccia a costo zero”. Per Morsia servirebbero classi con posti da riservare ai futuri nuovi arrivati e nuovi insegnanti. In Emilia Romagna l’anno prossimo ne serviranno mille in più e “ancora non sono stati pagati gli insegnanti che hanno lavorato sull’integrazione nel 2012”. Traduzione: se i problemi stanno nel mancato coordinamento, allora il protocollo potrà risolverli. Se invece la classi risulteranno comunque strapiene, non basterà un protocollo per trovare posto ai nuovi arrivati in classi dove i banchi sono già tutti occupati.Ad esprimere forte perplessità anche 5 insegnanti, Referenti per l’accoglienza degli stranieri nei propri istitit comprensivi (Ic20, 19, 14 e 16). “Perché istituire un nuovo centro metropolitano e un nuovo centro comunale quando esiste un’istituzione pioneristica come il CD-Lei?”. Il CD-Lei è il Centro di Documentazione /Laboratorio per l’eduzione interculturale creato, primo in Italia, negli anni 90 dal Comune di Bologna assieme a Università e Provveditorato. “Fornisce – recita il sito del centro – servizi rivolti alle scuole per agevolare il lavoro degli insegnanti nell’accoglienza e nell’inserimento degli allievi stranieri o figli di migranti, nella valorizzazione e nello scambio delle buone prassi interculturali”. “Se c’era già il CD-Lei – ragiona un’insegnante – perché non vi si fa esplicito riferimento nel protocollo? Perché dare il coordinamento cittadino al Cpia che è specializzato nella formazione per adulti e non per bambini?”. La paura di alcuni insegnanti è che il CD-Lei sia gradualmente marginalizzato assieme alle esperienze accumulate negli anni da chi lavora e collabora col centro, a favore del Cpia (i Centri per l’Istruzione degli Adulti) gestiti a Bologna dal prof. Emilio Porcaro, dirigente delle scuole Besta e principale sostenitore della classe ponte (“chiamatele ambiente di apprendimento integrato”, dice) e da settembre coordinatore di tutte le attività delle scuole polo cittadine.
La “classe ponte” delle Besta – Duramente criticato da più parti, anche dal Ministero dell’Istruzione, “l’ambiente di apprendimento integrato” (o classe ponte) creato alle scuole Besta è stato oggetto dell’attività ispettiva ministeriale. Il vice direttore dell’Usr Versari ha citato stralci di un rapporto riservato del Ministero dell’istruzione. “Nel rapporto, per quanto si tratti di un documento intermedio, il progetto delle Besta è stato valutato positivamente”, ha detto Versari specificando però come l’esperienza delle Besta sia nata “da una scelta autonomo della scuola”. Dei 33 bambini che sono passati dall’ambiente di apprendimento alle Besta, ha spiegato il dirigente dell’istituto Emilio Porcaro, solo 5 non hanno ancora raggiunto un livello di italiano accettabile, e quindi non sono passati nella loro classe di destinazione. A settembre la classe ponte chiuderà? “Vedremo, vediamo cosa succede nei prossimi mesi”, dice Porcaro. La sperimentazione sarà estesa? “I bambini saranno inseriti nelle loro classi”, spiega Versari.




