Bologna, 14 mag. – Si riaprono le indagini sulla mancata scorta a Biagi. A dodici anni dall’omicidio del giuslavorista da parte delle Brigate Rosse, la Procura bolognese ha riaperto un fascicolo sui fatti che portarono alla revoca della scorta del professore. Lo rivela il Corriere di Bologna e la notizia trova conferma in ambienti investigativi. A chiedere la riapertura delle indagini – il fascicolo è conoscitivo, senza indagati né ipotesi di reato – è il pm Antonello Gustapane.
Gustapane è lo stesso magistrato – ricorda l’Ansa – che nel 2003 chiese l’archiviazione dall’accusa di cooperazione colposa in omicidio per gli accusati: l’allora direttore dell’ Ucigos, Carlo De Stefano, il suo vice Stefano Berrettoni, il questore Romano Argenio e il prefetto Sergio Iovino. A motivare la riapertura delle indagini, per il quotidiano, alcuni documenti sequestrati dalla Procura di Roma in un’altra indagine e di recente trasmessi a Bologna. Le carte sarebbero state in possesso di Luciano Zocchi, ex segretario di Claudio Scajola. Proprio Scajola, ministro dell’Interno all’epoca dell’ assassinio del giuslavorista, fu costretto alle dimissioni pochi giorni dopo un’esternazione fatta il 29 giugno 2002 durante una visita istituzionale a Cipro e riportata da Corriere della Sera e Sole 24 Ore: “Biagi era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza”.
Finora il pm Gustapane ha convocato Zocchi e la moglie di Maurizio Sacconi, allora sottosegretario al welfare e amico personale di Biagi.
La famiglia si è detta disponibile a collaborare. “E’ prematuro per noi fare qualsiasi valutazione non avendo nessun elemento di conoscenza – ha detto l’avvocato Guido Magnisi – ovviamente c’è la disponibilità della famiglia, se convocata, a dare un suo eventuale contributo”
Il futuro di questa indagine è difficile da immaginare soprattutto alla luce del fatto che viene aperta 12 anni dopo la morte del giuslavorista e gli eventuali reati potrebbero essere prescritti. Ad esempio quello che venne contestato a suo tempo, la cooperazione in omicidio colposo è già prescritto.
Il procuratore aggiunto Roberto Alfonso non ha voluto commentare la notizia dell’inchiesta ma ha addirittura annunciato che verrà aperta un’inchiesta per accertare come sia uscita la notizia.

