15 apr. – La Procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per 18 persone accusate di traffico illecito di rifiuti, anche pericolosi, e a titolo diverso anche di alcuni reati connessi, come il falso in atto pubblico e falsità in registri e notificazioni. Nel 2007 cinque persone finirono agli arresti domiciliari, 11 fra società, impianti e aziende agricole furono colpiti da altrettanti decreti di sequestro e vennero eseguite 15 perquisizioni. Altre 47 persone furono indagate, ma parte delle posizioni sono state stralciate per competenza ad altre procure.
Secondo l’accusa, le scorie pericolose venivano declassificate e miscelate illecitamente con i rifiuti di altre tipologie; poi, anziché essere smaltite, per evitare i costi altissimi venivano destinate illegalmente ad attività di recupero, per abbattare i costi del trattamento. Secondo gli inquirenti, coordinati dal pm Antonello Gustapane, una parte dei rifiuti, cammuffata da compost, era finita anche in frutteti.
L’indagine era partita dalla Sineco, una società di smaltimento di Castenaso, nel bolognese. Ad avviare il sistema di smaltimento illecito, secondo le indagini, fu il titolare della ditta Pierpaolo Cavallari, 43 anni, che inviava i rifiuti non pericolosi “truccati” ad altri impianti fra Castel San Pietro e le province di Ferrara e Pavia.
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