“Sarà una sequenza sismica lunga, che potrebbe durare mesi o anni, con sequenze di magnitudo confrontabile alla scossa principale”, ha detto oggi il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Stefano Gresta.
“Dal punto di vista scientifico – ha proseguito Gresta – la sequenza rimanda a conoscenze passate” perché “il terremoto è avvenuto in un’area che per centinaia di anni non ha visto terremoti. Per questo – ha aggiunto – dobbiamo fare un atto di umiltà e recuperare documenti storici”. In questo caso il punto di riferimento è la descrizione del terremoto avvenuto nella stessa area nel 1570, ricostruita nel 1905 dal sismologo Mario Baratta. Da quei documenti emerge che le scosse durarono per nove mesi, nei quali non vi fu una giornata senza un terremoto percepibile dalla popolazione, dopidiché il ritmo delle scosse cominciò a rallentare, stabilizzandosi per i quattro anni successivi. Solo a partire dal 1574 il ritmo cominciò a ridursi ed i terremoti cessarono nel 1576.
Sulla possibilità dell‘apertura di una seconda faglia, Gresta è stato più prudente: “Non possiamo escluderlo, anche se i dati attuali ci dicono che il sisma ha avuto lo stesso meccanismo del terremoto del 20 maggio. Per capire se si tratta di quello, o di un’eventuale seconda faglia, ci vorrà comunque un’analisi più approfondita”.

