23 lug. – Il governo la chiama “spending review”, la Cgil li chiama “tagli” e sostiene che peseranno soprattutto sul sistema sanitario nazionale, mettendo a rischio l’impianto del 1978. In tutta Italia, oggi, il sindacato si mobilita contro quelli che definisce i 4,7 miliardi di nuovi tagli introdotti dal decreto 95, che per la Cgil è una vera e propria manovra. Sommati agli 8 miliardi delle manovre degli ultimi tre anni, fanno 21 miliardi in meno.
L’Emilia-Romagna, che vale circa l’8% del bilancio sanitario nazionale, sarà una delle regioni più penalizzate, perché, secondo la Cgil, negli anni ha già ridotto gli sprechi e razionalizzato le spese e ora rischia di subire tagli lineari. Potrebbero saltare 6 mila posti di lavoro e gli ospedali perderebbero 3.500 posti letto, con interi reparti cancellati, dice la Funzione pubblica della Cgil regionale. Lo Spi-Cgil lancia l’allarme sugli ultra sessantacinquenni, che oggi costituiscono il 50% della domanda di sanità pubblica in Italia e sarebbero il soggetto sociale più colpito dai tagli. Il sindacato avverte: la sanità è stato anche un fattore di sviluppo industriale nella nostra regione.
Anche attraverso una raccolta firme, la Cgil chiede ai cittadini di mobilitarsi per difendere la sanità pubblica e al governo di fare una vera revisione di spesa, basata su analisi dei singoli sistemi regionali. In Emilia-Romagna, per esempio, bisognerebbe rendere più efficiente il servizio, riorganizzandolo sul territorio. Ascolta Daniela Bartoletti, della segreteria Cgil E-R:

