30 gen. – 56 lettere di licenziamento, tante quante sono i lavoratori rimasti alla Sabiem al momento del fallimento, decretato un anno fa dal giudice del lavoro. Oggi, dopo 12 mesi di cassaintegrazione straordinaria, ogni speranza di riprendere a lavorare nella storica fonderia di via Emilia Ponente è svanita. Riuniti alla Camera del Lavoro, gli ex dipendenti hanno ritirato le lettere del curatore fallimentare che sanciscono la fine del rapporto di lavoro e hanno ricevuto dai sindacati le informazioni per presentare all’Inps la domanda di iscrizione alle liste di mobilità e per l’assegno di disoccupazione.
Ai nostri microfoni raccontano come stanno affrontando questo periodo
Oggi la fonderia è in corso di smantellamento: due ditte, associatesi per l’occasione, hanno comprato all’asta i macchinari e i materiali. Il terreno appartiene a un’impresa edile.
L’area (36 mila metri quadrati), per ora, non cambia la destinazione d’uso, perché è venuto meno l’accordo fra l’amministrazione comunale e la vecchia proprietà: si sarebbero potute costruire delle abitazioni (uso residenziale) solo se la produzione della Sabiem fosse stata spostata, mantenendo tutti i posti di lavoro.
Eppure, secondo alcuni lavoratori fra 3 anni lì ci potrebbe essere un centro commerciale, al posto della fonderia. «Impossibile», replica l’assessore all’Urbanistica del Comune di Bologna, Virginio Merola, che ribadisce come, saltato l’accordo che mirava a salvaguardare i posti di lavoro, l’area della ex Sabiem rimarrà a destinazione produttiva e non potrà diventare commerciale.
L’11 febbraio ci sarà un incontro pubblico con gli ex lavoratori della fonderia, alle 20.30 nella sede del Quartiere Reno.

