Quella della Sabiem è una vicenda che racconta bene “il volto della crisi: il senso di insicurezza, di esasperazione” di chi ne è coinvolto. Dalla segreteria Cgil Danilo Gruppi legge così il no degli operai all’accordo firmato con Provincia, Comune, Società Sviluppo Iniziative Immobiliari da Fiom Cgil e Fim Cisl, e il conseguente ritiro della firma dei sindacati da quell‘intesa.
“Se il sindacato non è rappresentativo della volontà dei lavoratori si deve fare indietro, questa è la democrazia” – spiega il segretario della Fiom bolognese Bruno Papignani. “Non è un dramma, pensavamo di aver fatto un buon accordo, ma se i lavoratori non la pensano così lo ritiriamo”.
E’ partita questa mattina la lettera del sindacato agli altri firmatari (l’assessore al Lavoro provinciale Paolo Rebaudengo, l’assessore comunale all’Urbanistica Virginio Merola, la Società Sviluppo Iniziative Immobiliari e il Collegio Costruttori Ance), con cui si informa del ritiro della firma e si chiede un incontro per valutare un eventuale accordo “condiviso dalla maggioranza dei lavoratori ex Sabiem”.
L’intenzione del sindacato è non lasciare soli i lavoratori, “che nel caso della Sabiem hanno incontrato gravissime difficoltà”, ma cercare di migliorare l’intesa.
Non sarà facile e i tempi non saranno brevi, dal momento che le amministrazioni comunale e provinciale saranno rinnovate con il voto dei prossimi giorni. Ma il metodo utilizzato nella trattativa per la Sabiem potrebbe essere il primo di una serie di intese basate sulla “valorizzazione immobiliare”. Una delle società nate dallo spezzettamento della Sabiem Ascensori, la Sicor, che produce argani nella stessa macro area produttiva di cui facevano parte le Fonderie Sabiem, è in crisi. Tutti i 31 lavoratori entreranno in mobilità per cessazione dell’attività. Per alcuni di essi il sindacato punta sul trasferimento nella sede di Rovereto o nel reimpiego in un’altra società del gruppo, la Eleforce di San Giovanni in Persiceto. Ma per gli altri la Fiom pensa proprio ad un accordo sul modello Fonderie Sabiem. Il terreno è un “tesoretto” che prima di essere venduto in attesa del cambio di destinazione d’uso deve fruttare per dare la possibilità di reimpiego agli espulsi dalla produzione. Una procedura che con il decentramento o la scomparsa di molte aziende dall’area urbana potrebbe diventare una prassi che rivoluziona il tessuto cittadino.
Nella foto di Roberto Serra / IguanaPress Beatrice Cenci, Bruno Papignani e Danilo Gruppi nella sede della Fiom.

