11 set – “Nessuna violazione della legge 194 in Emilia Romagna”. L’assessore regionale alla salute, Giovanni Bissoni, prima di spiegare come la Regione Emilia Romagna ha deciso di regolamentare l’utilizzo della RU486, ha voluto sgomberare il campo da equivoci.
La somministrazione non prevederà il ricovero in ospedale (la 194 non obbliga a farlo). Per uniformare i comportamenti delle varie strutture ospedaliere è stato deciso un tempo minimo di osservazione di tre ore dopo l’assunzione del secondo farmaco (quello che provvede all’espulsione dell’embrione nel terzo giorno della procedura).
Durante tutta la procedura, dal primo giorno (assunzione della pillola Ru486) al terzo (ritorno in ospedale per il secondo farmaco epulsivo), la donna è in contatto con il medico e quindi può tornare in ospedale nel caso di problemi. Può succedere che l’espulsione avvenga con una perdita di sangue anche dopo il primo giorno (1-4% di casi).
E’ obbligatorio somministrare la Ru486 entro la settima settimana, firmare un consenso informato sul percorso assistenziale (con la comprensione della lingua italiana per le straniere) con la presa in carico in regime di day hospital, gli effetti collaterali, la tipologia dei farmaci utilizzati.
La Regione, dati alla mano, ha voluto sfatare la tesi che imputa alla Ru486 un aumento di casi di interruzione volontaria di gravidanza. Nel 2007 le interruzioni sono state 11.274 con una percentuale da Ru486 del 5%, 11.124 nel 2008 con una percentuale che scende al 4,7%, con una efficacia attorno al 95%.

