A quattro anni dalla rivolta del gennaio 2010, quando i lavoratori immigrati reagirono alle violenze e allo sfruttamento di ’ndragheta e proprietari terrieri, non molto è cambiato. Malgrado le denunce della Chiesa locale e dei sindaci della zona. Come Elisabetta Tripodi, che vive ormai da anni sotto scorta. La sindaca di Rosarno racconta la storia di questi quattro anni insieme a quella del lavoro della sua amministrazione. Niente è facile qui, dice. La mattina difende 25 milioni di fondi europei dagli appetiti dei clan, la sera si occupa dei figli. Da oltre tre anni impegnata nell’antimafia dei fatti. Va avanti, nonostante intimidazioni anche ad alcuni assessori, atti vandalici su beni comunali, incendi, tagli di piante, e nonostante il governo centrale abbia tagliato il nucleo di prevenzione anticrimine.
Le uniche che sembrano aver vinto sono le multinazionali dell’aranciata che non hanno consentito di rimuovere le cause economiche che sono alla base di un fenomeno sempre più evidente: agrumi sottopagati e il cui ricavo non copre nemmeno il 50% dei costi. Sono le multinazionali delle bibite, che nonostante campagne pubblicitarie costosissime e accattivanti, stanno impedendo di applicare la norma che prevede l’innalzamento di succo di arance nelle bibite al 20%, ed ancora sono loro a bloccare, in barba alla trasparenza, i decreti attuativi per l’indicazione di origine delle materie prime in etichetta previsti dalla Legge.
Il sequestro – quello dello scorso agosto – di tonnellate di succhi provenienti dal Brasile, spacciati poi per italiani, effettuato dal Corpo Forestale dello Stato ne è la conferma. Ad essere lasciati soli sono i sindaci e le associazioni di volontariato e caritatevoli, mentre dalle istituzioni regionali e nazionali ad oggi, solo “litri e litri” di parole e di inutili passerelle. Lo dice Coldiretti Calabria di “non lasciare sola Rosarno”, di non dimenticarla: può essere un errore fatale, dicono, un pessimo esempio di come si dichiara la fine dell’agricoltura e la sconfitta di un valore ed un diritto importante per tutti come il lavoro. A quattro anni dalla rivolta dei lavoratori africani, un reportage di Antonello Mangano fa il punto sulla situazione attuale a Rosarno. Un luogo spiega l’inchiesta pubblicata su terrelibere.org, dove ancora sono concentrate tutte le contraddizioni italiane ed europee. Qui di seguito, il podcast della trasmissione che Libera Radio ha dedicato alla questione Rosarno.

