21 gen. – Un film e una mostra di illustrazioni a Bologna ricordano l’omocausto. In occasione delle iniziative dedicate al Giorno della Memoria, che si celebra il 27 gennaio, verrà proiettato questa sera al cinema Odeon “Il Rosa Nudo“, film sperimentale di Giovanni Coda ispirato alla drammatica storia di Pierre Seel, internato e torturato dai nazisti nel 1941, appena diciassettenne, a causa della sua omosessualità.
La proiezione è organizzata da Some Prefer Cake Bologna Lesbian Film Festival, Divergenti Festival internazionale di cinema Trans, Gender Bender e DER – Documentaristi Emilia Romagna. Interverranno il regista Giovanni Coda, Luki Massa, direttrice di Some Prefer Cake, Porpora Marcasciano, direttrice di Divergenti, e Enza Negroni, presidente di DER.
A metà tra documentario e opera di video arte, Il Rosa Nudo prende spunto da Moi, Pierre Seel, déporté homosexuel, l’autobiografia che Pierre Seel scrisse nel 1982 insieme a Jean Le Bitoux, uno dei più importanti attivisti per i diritti LGBT in Francia e in Europa. Nel suo toccante racconto, mai tradotto in italiano, Seel ricostruisce la drammatica vicenda del suo internamento nel campo di Schirmeck, a 30 km da Strasburgo, dove assisterà all’atroce morte del suo compagno. Da questo racconto prende spunto il film, che, in 70 minuti di immagini teatrali ed evocative, racconta con delicatezza e poesia gli orrori compiuti dai nazisti nei confronti di chi era schedato come omosessuale, soffermandosi anche sulle teorie scientifiche per la cura dell’omosessualità di Carl Peter Veernet, che aprirono di fatto la strada alle persecuzioni naziste.
Intervista al regista Giovanni Coda. Dopo la realizzazione de Il Rosa Nudo, è attualmente è impegnato nella pre-produzione del suo nuovo film La Donna di Carta e, in contemporanea con l’ultima parte della trilogia cinematografica sulla violenza, il film Good As You, entrambi in uscita per il 2014.
Lunedì 27 gennaio sarà la volta di Rosa Cenere, mostra che verrà inauguarata al Cassero LGBT Center alle ore 21. Nasce dalla collaborazione di Peopall, gruppo di volontari casserini, e del Centro di Documentazione, e dal coinvolgimento di 19 illustratori vicini alle istanze LGBT che hanno aderito alla proposta di raccontare, mediante il loro talento, le esperienze di 11 vittime, gay e lesbiche, delle deportazioni naziste, utilizzando come punto di partenza il triangolo rosa e accompagnandolo ai toni del bianco e del nero.
L’inaugurazione avverrà alla presenza di Lucy, sopravvissuta ai campi di concentramento. La mostra rimarrà in esposizione fino a venerdì 31 gennaio.
Ce la presenta Vincenzo Branà, presidente del circolo Arcigay il Cassero.
Tra le undici storie vere illustrate alcune sono già note, come quelle di Heinz Heger e Pierre Seel che con le loro pubblicazioni hanno aperto la strada alle prime ricerche sugli omosessuali deportati, altre invece sono state recuperate negli archivi online, come quella di Henny Schermann, una delle poche donne deportate anche perché lesbica.
Un assaggio delle tavole in mostra.
Kurt von Ruffin ha ispirato i lavori diMarco B. Bucci e Damiano Clemente; Heinz Dörmer è stata la scelta di Jacopo Camagni eMichele Soma; Flavia Biondi (Nethanielle) e Davide Mantovani sono partiti dalla storia di Pierre Seel; Annette Eick è la protagonista del lavoro di coppia di Vinnie Palombino e Isabel Pilo;Massimo Basili e Sebastian Dell’Aria sono partiti dalle testimonianze di Heinz Heger; a rielaborare la vicenda di Henny Schermann sono stati Giopota e Mabel Morri; Giulio Macaione ha ripreso la storia di Friedrich-Paul von Groszheim; Paul Gerhard Vogel è stato scelto da FrancescoLegramandi (Franze); Wally Rainbow, Luca Vanzella e Roberto Ruager hanno costruito le loro tavole sulle vicende di Rudolf Brazda; Karl Gorath è stato raccontato da Mattia Surroz; infineAndrea Madalena ha illustrato Albrecht Becker.






