11 nov. – Il presidente di Acer Enrico Rizzo e il dirigente Raffaele Larocca non hanno risposto alle domande dei magistrati che li avevano convocati in Procura ma hanno entrambi consegnato delle memorie difensive assieme ai loro legali, rispettivamente gli avvocati Ferdinando Di Francia e Marco Sforzi. Entrambi sono accusati di abuso d’ufficio nell’inchiesta nata dal dossier anonimo del Corvo inviato durante la campagna delle primarie ale redazioni di alcuni quotidiani cittadini e ad alcuni circoli del Pd.
A Rizzo viene contestato il concorso da dirigente vinto da Gigliola Schwarz, moglie di Claudio Mazzanti consigliere comunale del Pd e dipendente Acer, e la proroga al 2017 del contratto di Larocca. Al secondo viene contestata quest’ultima vicenda in concorso con Rizzo.
Nella memoria consegnata da Rizzo si fa notare che il testo del bando del concorso vinto da Schwarz è stato da lui “solo sottoscritto” perché a prepararlo ci avevano pensato gli uffici amministrativi. E comunque il presidente non ha mai avuto nessun dubbio sulla legittimità di quel concorso. Si contesta anche che l’Acer venga definito un ente pubblico mentre a suo avviso è “un ente pubblico economico”. Nella memoria esce ridimensionata la figura di Larocca che Rizzo dice di aver conosciuto solo dopo la nomina a direttore generale. Nessuna amicizia di vecchia data quindi. La proroga del contratto venne decisa dopo aver chiesto un parere giuridico e perché Larocca aveva fatto presente di dover rinunciare ad un’altra occasione di lavoro per arrivare al termine del primo incarico in Acer.

