21 gen. – Potrebbe partire a settembre la rivoluzione nelle mense scolastiche cittadine. Lo ha detto oggi la direttrice del settore scuola di Palazzo D’Accursio, Maria Pompilia Pepe, intervenendo in commissione bilancio. L’amministrazione e Seribo, la società che gestisce il servizio refezione scolastica, stanno mettendo a punto il sistema che consentirà, con l’inizio dell’anno scolastico, di far pagare alle famiglie solo i pasti realmente consumati dai bambini.
Da tempo i genitori chiedevano un provvedimento simile. Secondo quanto riferito da Pepe, il Comune sta pensando di dotare di un badge gli alunni delle materne comunali (così da segnare automaticamente la loro presenza al momento dell’ingresso a scuola). Per i bimbi delle scuole statali, invece, l’amministrazione richiederebbe la collaborazione dei genitori, che dovrebbero segnalare agli uffici via mail o via telefono, la presenza per il pranzo.
“Finalmente” è il commento più diffuso tra i genitori. “Ci hanno messo solo 13 anni” ha detto una delle madri che anni fa si fece promotrice della richiesta e la cui figlia, all’epoca era alle elementari, ora frequenta il liceo. “C’erano tutte le basi per farlo anche prima” dice Sebastiano Moruzzi, dell’osservatorio cittadino sulle mense scolastiche che ricorda come la tariffazione a consumo fosse prevista dal contratto di servizio di Seribo che scade il prossimo settembre. “Siamo contenti perché è semplicemente rispettare un contratto” dice Moruzzi che boccia Seribo per molte ragioni: in primis perché il peso degli alimenti biologici è molto al di sotto di quanto previsto dalla legge regionale del 2002 che fissava nel 70% il limite minimo di prodotti bilogici o tipici nella produzione dei pasti.
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