Scontri in centro. Manifestante condannato a 8 mesi
Bologna, 20 ott. – Non un passo indietro dalle sigle dell’antagonismo cittadino dopo i violenti scontri di sabato scorso tra antifascisti e forze dell’ordine. “Rivendichiamo tutto” dicono quasi all’unisono i rappresentanti di Tpo, Làbas, Hobo, Crash, Vag61, Xm24, Circolo Anarchico Berneri, Ross@ e Mujeres Libres.
In una piazza San Domenico assolata, molto diversa da quella buia e piena di bandiere nere di sabato scorso quando parlava il leader di Forza Nuova Roberto Fiore, si ritrovano in alcune decine. Sono delegazioni dei principali collettivi e spazi sociali cittadini, promotori delle manifestazioni di sabato scorso.
Il primo a prendere la parola è Roberto Cipriano, attivista del Teatro Polivalente occupato. “Noi rivendichiamo una costruzione pubblica di un dissenso sociale. Rivendichiamo che eravamo in tante e in tanti a voler manifestare contro Bankitalia e Forza Nuova”. Rivendicate anche i fuochi d’artificio sparati ad altezza d’uomo? “Io non so chi ha sparato- dice Cipriano-. Io so solo che qualcosa che è stato lanciato è servito per placare la violenza della celere“. Rilanciano quindi gli antagonisti: attaccano la Questura per la gestione della piazza e accusano il reparto mobile della Polizia di avere caricato in maniera molto violenta sia in via Castiglione che in piazza Cavour. “Il sangue che tutti avete visto era il nostro non quello degli agenti” dice ancora Cipriano che racconta di diversi feriti tra i manifestanti, almeno 2 con braccia rotte e altri con delle ferite alla testa e alla schiena. “Non abbiamo malattie e infortuni noi perchè lo facciamo con spirito di militanza e quindi abbiamo anche delle difficoltà a farci medicare” spiega l’attivista che rincara la dose: “Ci sono poliziotti contusi? Può capitare nel dissenso, ma non facciamo dei carnefici delle vittime“.
Cipriano critica “la campagna di disinformazione della stampa cittadina”, ironizza “sull’occupazione delle colonne del Carlino da parte della Procura” e annuncia che nel futuro verrà prodotta dagli antagonisti una contro inchiesta sulle “violenze della polizia”. C’è “del marcio a Bologna, a partire dalle Questura”, assicura ancora Cipriano.
A seguire prendono la parola tutti i rappresentanti degli spazi sociali: la linea è la stessa, con diverse sfumature. C’è chi accusa il sindaco Virginio Merola di avere mandato un “messaggio cerchiobottista“, da un lato dicendo che i neofascisti non hanno cittadinanza a Bologna e dall’altro non facendo adeguate pressioni sulla Questura affinché vietasse il comizio di “uno stragista come Roberto Fiore”. C’è chi accusa la Questura di “essere la stessa dei tempi della Uno bianca”. C’è chi lancia una nuova mobilitazione per mercoledì prossimo quando ad inaugurare il Saie ci sarà il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Tutti però ribadiscono: “Nessuno spazio per i fascisti a Bologna. Quello che è successo sabato capiterà ogni volta che si permetterà a fascisti e nazisti di parlare”.
Gigi Roggero del collettivo Hobo dice a Merola che “si dovrebbe vergognare, ha permesso che questa piazza venisse violentata dai neonazisti di Forza Nuova. Inutile che tenti di lavarsi la faccia con diritti civili omeopatici”, le registrazioni dei matrimoni gay.
Cristopher, attivista di Làbas, il collettivo legato al Tpo che occupa la caserma Masini di via Orfeo, rivendica in toto la manifestazione e precisa: “Il corteo non è stato organizzato da Matteo (Pietri, l’attivista arrestato e condannato oggi per direttissima, ndr) o Gianmarco De Pieri (il leader del Tpo) ma da tutte queste realtà. La responsabilità è di tutti”.


