2 lug. – Le ‘dade’ hanno detto ‘no grazie’ e il Comune di Bologna allora va avanti da solo. L’amministrazione, infatti, annuncia che “proseguirà unilateralmente all’applicazione della legge regionale, avviando il percorso per introdurre il nuovo modello organizzativo, a partire dal nuovo rapporto uno a sette tra educatori e bambini, e la reinternalizzazione dei pasti”. Lo fanno sapere, con una nota congiunta, gli assessori comunali Marilena Pillati (Istruzione) e Matteo Lepore (Lavoro) che hanno ricevuto da Cgil-Cisl-Uil la comunicazione formale sull’esito dell’assemblea con le lavoratrici dei nidi che hanno respinto l’intesa raggiunta dai sindacati con Palazzo D’Accursio. Gli assessori prendono atto, voltano pagina e ora spiegano che ora il Comune procederà autonomamente. Per quanto riguarda l’organizzazione giornaliera dell’orario di lavoro, l’amministrazione “applicherà il modello originario proposto, superando le attuali articolazioni orarie in coerenza con il contratto nazionale di lavoro”, spiegano ancora Pillati e Lepore. In sostanza, ora sulle lavoratrici ‘piovono‘ quelle novità, come il rapporto uno a sette, che non si volevano. Innovazioni che i sindacati avevano provato a controbilanciare su altri terreni. E anche Lepore e Pillati riconoscono che “l’accordo siglato conteneva dei punti d’intesa importanti che però vengono meno senza la firma dei sindacati. Non sono quindi da ritenersi come vincolanti per l’amministrazione comunale che proseguirà con le modalità che riterrà più opportune per garantire in primo luogo la qualità e la quantità dei servizi ai bambini e alle famiglie”.
Lepore e Pillati dicono poi che “in questa fase critica per l’economia degli enti locali, resa ancor più critica dai tagli lineari del ministro Tremonti, la sostenibilità del nostro sistema dei servizi educativi ha importanza pari al mantenimento di elevati standard di qualità. Ogni discussione che non parta da questa considerazione è per noi priva di senso di responsabilità e senso della realtà”. E proprio su questo tasto insistevano ieri i sindacati: l’accordo raggiunto (ma respinto) si misurava con i problemi della pubblica amministrazione invece di chiedere semplicisticamente di mantenere lo status quo. In ogni caso, il Comune conferma “gli obiettivi politici a premessa di quell’intesa, e ribadiamo con fermezza la volontà di mantenere gli attuali livelli di offerta pubblica a gestione diretta dei nidi d’infanzia”, assicurano Lepore e Pillati pronti ad una eventuale ripresa del dialogo con i sindacati “qualora se ne rideterminassero le condizioni”. (Fonte Dire)
