Bologna, 30 mar. – Per realizzare il riordino istituzionale voluto dalla riforma Delrio, alla Regione Emilia-Romagna serve ancora tempo. L’Assemblea legislativa deve approvare una legge, che il presidente Stefano Bonaccini promette di portare all’approvazione dell’aula in poche settimane. Ma l’altro obiettivo di viale Aldo Moro è convincere Palazzo Chigi a fargli aprire una sperimentazione sulle aree vaste, per capire come ripartire le funzioni un tempo svolte dalle province. “Abbiamo chiesto al governo se sia possibile fare una sperimentazione che porti alle cosiddette aree vaste, cioè luoghi di coordinamento territoriale un po’ più larghi delle attuali province, su questo però ci confronteremo coi territori e le forze sociali perché crediamo possa essere un’opportunità per la nostra regione”, ha detto Bonaccini a margine del convegno Il riordino istituzionale. L’efficienza delle istituzioni e l’efficacia dei servizi, organizzato da SCS Consulting.
La giunta regionale in realtà deve ancora licenziare la legge, già varata in altre regioni, che dovrà riassegnare le funzioni finora svolte dalle Province. Nel frattempo la Regione ha confermato 28 milioni di euro per il 2015 e anche per il 2016 per garantire che nessun ex dipendente delle Province perda il posto di lavoro di qui al 2017, quando la riforma entrerà in vigore.
Regione e città metropolitana lavoreranno insieme alla “programmazione e alla strategia per il sistema urbano regionale, a cominciare dai fondi strutturali europei“, spiega il sindaco di Bologna Virginio Merola, intervenuto al convegno. “Sono circa 300 milioni sull’area metropolitana, è tempo di entrare nel merito”, aggiunge Merola.
Per riorganizzare e ridistribuire le funzioni finora svolte dalle province, la Regione vorrebbe avviare una sperimentazione sulle aree vaste, spiega l’assessore al Bilancio e al riordino istituzionale Emma Petitti.
Riorganizzare la macchina pubblica conciliando l’obiettivo di risparmare e quello di garantire l’efficacia dei servizi ai cittadini e alle imprese richiederà degli investimenti “di livello molto limitato”, prevede Carlo Bassanini, che oggi ha presentato la ricerca di SCS Consulting sul riordino istituzionale in Emilia-Romagna.
Un capitolo del riordino istituzionale riguarda le società partecipate. Oggi in Italia ci sono oltre 5.600 società partecipate, quasi 500 in Emilia-Romagna. “Non c’è una ricetta per ridurle”, avverte Carmelo Bonaccorso di SCS Consulting, che aggiunge: “Vanno ridotte quelle che generano perdite o che non sono in grado di fornire un buon servizio ai cittadini”. “In Emilia-Romagna la situazione è positiva”, spiega Bonaccorso, perché molte società contribuiscono a costruire con i loro dividendi i bilanci degli enti locali.


