Richetti, indagato per peculato, si ritira

Bologna, 9 set. – Matteo Richetti indagato per peculato dalla Procura di Bologna ha scelto di ritirarsi dalla corsa per le primarie del 28 settembre. L’indagine che lo riguarda potrebbe riguardare le spese per le auto blu del consiglio regionale dell’Emilia Romagna. L’inchiesta è partita nell’ottobre 2012 da un esposto del Movimento 5 stelle proprio sulle spese per gli spostamenti in auto del presidente dell’Assemblea legislativa e dei presidenti di commissione. Al momento sono 8 i consiglieri regionali del Partito democratico indagati dalla Procura, ma non si esclude che possano aumentare né che gli indagati dalla Procura siano solo esponenti democratici.

Primarie. Richetti si ritira: “Mi fermo qui”

Secondo la denuncia dei grillini, nel 2011 e nei primi mesi del 2012 ci sarebbero state delle irregolarità nell’uso delle auto blu. Nello specifico Richetti avrebbe presentato delle ricevute per il rimborso di quanto speso in trasporti quando, essendo residente in provincia di Modena, già percepiva un rimborso specifico forfettario.

L’Ansa scrive che nei giorni scorsi alcuni esponenti del Pd si sarebbero recati in Procura, attraverso i propri avvocati, a fare istanza ex articolo 335 per sapere se ci sono procedimenti a proprio carico. Tra questi ci sarebbe appunto Richetti, assistito dall’avv. Gino Bottiglioni, che lo ha visionato e ha fatto richiesta di avere copia degli atti. Nessun commento né conferma arriva dalla Procura, per mezzo del procuratore aggiunto e portavoce Valter Giovannini.

Raggiunto telefonicamente l’avvocato Bottiglioni conferma di aver presentato istanza ex articolo 335 e, una volta avuto conferma dell’iscrizione del suo assistito nel registro degli indagati, di aver richiesto di poter consultare il fascicolo. Al momento, il legale di Richetti non conosce i dettagli della contestazione mossa al suo assistito, che comunque ha trovato “sereno”.

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