18 mag. – I ricercatori dell’Università hanno minacciato, dopo una consultazione interna che ha coinvolto 984 ricercatori su 1250, di non assicurare più la didattica a partire dal prossimo settembre. “L’adesione alla protesta – ha spiegato il loro portavoce Daniele Bigi – avrà un forte impatto sull’offerta didattica dal momento che i ricercatori da soli ne rappresentano il 35-40%”
Il personale dell’Università di Bologna si è riunito oggi, martedì mattina, in assemblea in via Zamboni per esprimere le proprie preoccupazioni sul disegno di legge del ministro Maria Stella Gelmini che, secondo la loro denuncia, produrrà “più precarietà all’università“.
Le preoccupazione del personale universitario riguarda l’introduzione della figura del ricercatore a tempo determinato – massimo 6 anni e poi assunzione in ruolo o uscita dall’università – e i tagli sempre più pesanti al fondo ordinario di finanziamento che bloccano concorsi e turn over.
Ascolta le preoccupazioni di un ricercatore di sociologia ricercatore
Alle 12 e 30 trecento persone tra docenti e personale tecnico amministrativo hanno occupato simbolicamente il rettorato consegnando una lettera al rettore Ivano Dionigi e chiedendo che, almeno sul piano locale, venissero attenuati gli effetti del decreto Gelmini. Il rettore ha preso atto delle richieste, ha promesso incontri con tutte le parti a partire da giovedì prossimo, ma si è detto favorevole al decreto Gelmini che non va ritirato ma solo “emendato“. “Non è mio compito firmare queste richieste – ha spiegato – il mio è un ruolo istituzionale e devo dialogare con tutti, governo compreso“.
Ascolta Dionigi Dionigi

