Ricercato per omicidio negli Usa, arrestato a Bologna

16 mar. – Fra i 15 maggiori ricercati negli Stati Uniti, da un anno lavorava come domestico a casa di due anziani benestanti in zona San Mamolo, finché ieri mattina è stato arrestato dai carabinieri a Bologna. E’ accusato di aver ucciso la ex moglie con due colpi di pistola, in Pennsylvania, otto anni fa. Viveva sotto la falsa identità di René Rondon, 38enne della Repubblica dominicana.

Fino all’entrata in carcere ha continuato a ripetere: “Non sono io l’uomo che cercate”, ma la comparazione delle impronte digitali, nonostante le abrasioni su parte del palmo e dei polpastrelli, non ha lasciato dubbi a chi lo ha arrestato.

Nel 2011 il nome di Miguel Angel Torres era stato inserito nella lista dei “Most wanted”, i più pericolosi latitanti ricercati, con una taglia da 25.000 dollari. Giovedì le autorità statunitensi hanno segnalato la sua presenza a Bologna sotto falso nome, indicando che avrebbe potuto essere armato. L’arresto, in base a un ordine di cattura internazionale, è stato gestito dal Nucelo investigativo dei carabinieri coordinati dal Diplomatic security service del Consolato americano e dall’Interpol di Roma. L’uomo non aveva armi, ma un computer che gli è stato sequestrato.

Per catturarlo, 15 militari dell’Arma hanno circondato l’abitazione di via Alamandini, dove faceva il domestico e qualche volta badava ai nipoti della coppia che l’aveva assunto. Hanno suonato fingendo di dover consegnare un pacco. A casa c’era solo il ricercato, che stava guardando la televisione. I carabinieri l’hanno riconosciuto, nonostante avesse 20 chili in meno rispetto alle foto segnaletiche che risalivano al 2005, e si sono qualificati. L’uomo ha detto che si sbagliavano e ha giustificato le abrasioni dei polpastrelli con una caduta per strada.

Torres deve essere giudicato per sette capi d’imputazione, fra cui omicidio volontario e aggressione con arma letale. E’ accusato di aver ucciso la ex moglie con due colpi di pistola, dopo averla aspettata nascosto nell’auto parcheggiata, di cui aveva la chiave anche se un provvedimento del giudice lo obbligava a starle lontano per comportamenti violenti contro la donna. Contro di lui un testimone, che lo vide anche scappare a bordo di un furgone, poi ritrovato quattro giorni dopo all’aeroporto di New York.

Al Tribunale di Berk in Pennsylvania lo aspetta un processo. Rischia due ergastoli e 67 anni di carcere.

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