Bologna, 21 feb. – Le scienziate del mondo accademico internazionale sono in rivolta contro la discriminazione che ancora nel 2014 devono subire dai colleghi maschi. E c’è anche un po’ di Alma Mater nel motore di questa protesta. Una delle tre promotrici della petizione e’ la chimica Laura Gagliardi, docente all’Università del Minnesota e ”figlia” dell’Ateneo di Bologna, dove si è laureata ed è diventata dottore di ricerca nel 1997.
La petizione: Stop gender discrimination in science
Tra i firmatari della petizione, lanciata sul sito web Change.org e che conta finora oltre 1.000 sottoscrizioni, figura anche il prorettore alla Ricerca dell’Università di Bologna, Dario Braga. “La mia è un’adesione personale, come scienziato, non in qualità di prorettore- spiega Braga all’agenzia Dire – ma e” comunque un modo per dare un segnale. L’argomento della parità di genere nelle scienze è una politica che facciamo anche qui in Ateneo ed è un mio punto di riferimento da molto tempo”. A Bologna, sottolinea il prorettore, “il 50% dei dottorandi e dei ricercatori sono donne, che sono più attive dei colleghi uomini nella partecipazione ai bandi per i progetti di ricerca”. La forbice invece si allarga col progredire della carriera accademica. “Le donne calano al 37% tra i professori associati e al 20% tra gli ordinari– afferma Braga- e siamo a Bologna. Si tratta di un problema comune a tutto il sistema universitario, che ha molte facce ed è molto complesso”. Una questione che fa discutere anche a livello internazionale. “Certo, se a un convegno scientifico gli speaker sono al 100% uomini, c’è qualcosa che non va- ammette Braga- a volte può essere solo una mancanza di sensibilità, ma nel 2014 anche questo è comunque un fatto grave”.
“It happened again”. Inizia così la petizione promossa da Gagliardi insieme a Emily Carter, docente all’Università di Princeton, e ad Anna Krylov, docente all’Università Southern California, dopo l’ennesimo caso di discriminazione ai danni di scienziate e ricercatrici. La protesta nasce nel vedere il programma del 15esimo congresso internazionale di chimica quantistica, che si è svolto lo scorso 15 febbraio a Pechino. Un programma che prevedeva 24 relatori e cinque fra presidenti e presidenti onorari: nessuno di loro era donna. Eppure, segnalano le tre scienziate, sono oltre 300 le ricercatrici di chimica teoretica (da discende la branca quantistica), sia nel settore accademico sia in quello industriale, di livello internazionale, alcune delle quali “molto di piu” riconosciute di tanti uomini invitati a parlare a queste conferenze”.
Le tre scienziate che hanno lanciato la protesta planetaria si dicono “frustrate” per questa “pratica da biasimare, che speravamo fosse diventata obsoleta tanto tempo fa. Una di noi inizio” a boicottare queste conferenze 14 anni fa ed e” incredibile che ancora oggi vediamo ancora queste discriminazioni” (Dire).

