Residenti Carracci: oltre al danno la beffa?

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Bologna, 26 feb. – Brutta sorpresa per i residenti di via Carracci, che da anni si trovano ad affrontare danni agli edifici, inquinamento, rumori, disagi, e mancati risarcimenti a causa dei cantieri dell’Alta Velocità. In particolare il Comitato di via Carracci lamenta il disagio ambientale causato dalle polveri sottili PM10,  che tra il 2006 e il 2009 hanno superato 411 volte il limite imposto.

Proprio questo danno è stato giudicato irrilevante e non dovuto ai cantieri, a detta del giudice Pasquale Gianniti del Tribunale ordinario, che ha così respinto con sentenza la richiesta di risarcimento di 184 residenti di via Carracci. Non solo, ma ha ritenuto innocenti gli “imputati” Rfi e Astaldi e condannato i residenti al pagamento delle loro spese processuali: 30.000 euro, che fanno  163 euro a residente.

Una causa che i residenti erano tranquilli di poter vincere, opinione avvalorata da un’ordinanza emessa nel 2010 dal giudice Elisabetta Candidi Tommasi, che aveva sentito un collegio di tecnici e riconosciuto il danno causato dagli sforamenti, ammettendo la richiesta di giudizio. A questa pronuncia avevano fatto seguito tre procedimenti separati, tre cause: Tav1, Tav2 e Tav3, che raggruppano più di 600 persone fra residenti e commercianti.

Una vera e propria class action, forse la prima a livello cittadino. Ma non tutti i procedimenti hanno avuto lo stesso esito: Tav2 è passato in Cassazione e non c’è ancora stata l’udienza per capire a chi spetta il giudizio. Tav1 e Tav3 sono stati ripresi in mano da Gianniti, che ha riconvocato i tecnici i quali hanno dichiarato invece che le polveri sono a norma, paragonabili a quelle di Porta San Felice e determinate da cause molteplici: emissioni dei motori, riscaldamenti domestici, usura del malto stradale. In sostanza hanno negato che i cantieri abbiano esercitato un ruolo preminente negli sforamenti.

Ma il giudice Gianniti ha dato anche un’altra motivazione, e cioè che l’azione di risarcimento per danno ambientale non può essere esercitata da singoli, ma solo dagli enti pubblici. “Cos’avremmo dovuto fare? – commentano i residenti di via Carracci –  Fare prima causa al Comune di modo che questi potesse poi farla ai privati, quando la responsabilità è la loro? E’ assurdo.”

L’appuntamento per i cittadini interessati, per fare colletta e decidere se tentare il ricorso in appello è martedì 4 marzo alle 20.15 al centro Katia Bertasi di via Fioravanti.

L’intervista a Dino Schiavoni, del Comitato di Via Carracci

 

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