In 3 mila all’Unipol Arena per Renzi in versione grillina

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Casalecchio di Reno, 5 dic. –  Non un bagno di folla. Erano in poco meno di 3 mila ieri sera all’Unipol Arena per seguire il comizio di Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze, dato per favorito da tutti i sondaggi alle primarie del partito democratico di domenica prossima, ha parlato come fosse già il segretario dei democratici. Ha dato un anno di tempo al governo del collega di partito Enrico Letta per fare alcune riforme: in testa, il taglio dei costi della politica.

Salito sul palco pochi minuti dopo le 21, Renzi ha indossato i panni del grillino, invettive a parte: “Sembra che la politica non conti più – ha detto, aggiungendo – i bilanci li vogliono fare a Bruxelles e le regole le vuole decidere la Corte Costituzionale”. E’ raro che da un esponente di primo livello di un partito di sinistra arrivino attacchi alla massima corte. Il riferimento di Renzi è alla bocciatura del Porcellum: “Tecnicamente cambia poco” dice il rottamatore convinto però che politicamente, invece, sia “un passo indietro di vent’anni”. Il ritorno al sistema proporzionale non è possibile secondo Renzi che investe il suo partito della responsabilità di approvare in tempi rapidi una nuova legge elettorale.

Prima di lui, sul palco, sono saliti i candidati nelle liste che lo sostengono in tutta la regione. In particolare, un giovane forlivese, Bertaccini dice una cosa, molto applaudita dal pubblico di entusiasti giovani e meno giovani: “Il lavoro è un diritto, ma per chi se lo merita“. In poche parole secoli di lotte del movimento operaio italiano sono state spazzate via. “Si è espresso male” dirà qualche colonnello renziano al termine del comizio. Gli applausi dei renziani però sono arrivati e forti, quasi a sottolineare quello che il voto degli iscritti ha sancito poche settimane fa: la linea genealogica Pci-Pds-Ds è interrotta. Ora il Pd è altra cosa.

Durato quasi un’ora il discorso del rottamatore, che è ad un passo dal conquistarsi il partito, ha racchiuso tutti i cavalli di battaglia renziani: dal “non ci facciamo dettare la linea da nessuno, né dagli industriali né dal sindacato” al “ci vuole coraggio per cambiare”, dall’elogio dell’italica bellezza al richiamo all’importanza della scuola. Il tutto, come solito, condito da ironia, battute sferzanti, e contributi video. In platea, e sul palco, anche il ministro dell’integrazione Cecile Kyenge, che ha deciso di appoggiare il sindaco rottamatore “dopo un’attenta riflessione”. Accanto a lei molti sindaci, da Virgino Merola a Simone Gamberini passando per Marco Macciantelli, tanti renziani della prima ora, e molti convertiti, come l’ex responsabile cittadino dei comitati per Bersani, il giovanissimo Davide Di Noi.

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