Renzi: “Chiederemo conto a Junker dei 300 miliardi promessi”

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Bologna, 8 set. – Prima del discorso finale di chiusura della Festa de l’Unità, il segretario-presidente del consiglio Matteo Renzi ha riunito a Bologna i leader dei principali partiti socialisti d’Europa. “Stringeremo il patto del tortellino” era stata la battuta gastronomica del segretario che, prima della riunione con i leader spagnolo Pedro Sanchez e francese Manuel Valls, ha pranzato in uno dei ristoranti della festa con dei tortellini in brodo.

Battute a parte, l’incontro di ieri è stato un grande colpo per il Partito democratico a traino renziano. Forte di una legittimazione che gli altri leader socialisti non hanno avuto, Renzi ha tutta l’intenzione, come promesso a più riprese durante la campagna elettorale per le scorse europee, di far pesare in Europa il 41%. “Non sono le perle a fare la collana, ma il filo. E il filo siete voi, care democratiche e cari democratici, che siete il partito più votato d’Europa” ha detto poco dopo l’incontro durante il comizio conclusivo della festa.

La volontà di pesare, e tanto, in Europa Renzi l’ha ribadita poco dopo: “Chiederemo conto a Junker dei 300 miliardi di investimenti promessi”. Investimenti che l’Italia dovrà spendere per l’edilizia scolastica, la banda larga e il dissesto idrogeologico; investimenti che “devono essere esclusi dai vincoli del patto di stabilità“. Non solo rigore, quindi: l’Europa disegnata dal “patto del tortellino” dovrà essere “un’Europa della crescita”, che “pensi alle famiglie e non solo alle banche”.

Il Renzi che piace in Italia, quello criticato sui giornali ma gradito nei sondaggi e applaudito nelle piazze, seduce oltralpe. “Fermiamo la destra prima che non ci sia più l’Europa di tutti: contate su di me per tutto questo, ne vale la pena” ha detto Pedro Sanchez, il nuovo fotografatissimo, e gratissimo al pubblico femminile, segretario del Partido Socialista Obrero de Espana. “Quando sento parlare di austerità – ha detto – a voi verrà da pensare: ma perché lo dicono a me che austero lo sono sempre stato? Ne abbiamo abbastanza di sentire dire di fare più sforzi quando ne abbiamo fatti per tutta la vita, abbiamo bisogno di un nuovo patto europeo per lo sviluppo ed il lavoro”.

“Faremo in Spagna quello che avete iniziato a fare qui in Italia con Matteo Renzi: recupereremo il futuro della Spagna e lasceremo la destra senza futuro” ha detto Sanchez dal palco della festa. Al leader spagnolo la ricetta renziana piace e vuole importarla nella penisola iberica, perché Renzi è “un primo ministro che sta dimostrando che esiste un’alternativa alla politica conservatrice, un leader che ha smesso di parlare della sinistra e ha cominciato a sfidare la destra”.

Sul palco e a pranzo, accanto ai leader del socialismo europeo, c’era anche Federica Mogherini, neo alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune. Senza dubbio un altro risultato che Renzi ha portato a casa, vincendo in primis proprio le resistenze di una parte del suo partito e degli alleati europei, che invece avrebbe preferito Massimo D’Alema. “Federica è una di noi, è cresciuta con noi- ha detto Renzi- e dimostra che Politica non è una parolaccia” se fatta a testa alta e a viso aperto.

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