22 ott. – Nell’inchiesta della Procura di Bologna sui fondi del consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, sono indagati tutti e nove i capigruppo dell’attuale legislatura (cominciata nel 2010). A quanto si apprende, l’accusa per tutti è peculato. Si tratta quindi dei politici che guidano i gruppi di Pd, Pdl, Idv, Lega Nord, Fds, M5S, Sel-Verdi, Udc e gruppo Misto.
Questa mattina la Guardia di Finanza era tornata negli uffici della Regione. Secondo il consigliere del gruppo misto Giovanni Favia, i finanzieri avrebbero chiesto “eventuali relazioni scritte su carta dai consulenti dei gruppi”. Secondo l’ex grillino, l’ipotesi è “che si stia indagando su quella falla del sistema che può permettere di pagare con consulenze, anche di poche migliaia di euro, l’impegno invece profuso da alcuni nel trovare le preferenze alle elezioni”.
L’inchiesta della Procura, iniziata lo scorso autunno, è affidata ai pm Antonella Scandellari e Morena Plazzi.
La risposta corale bipartisan è stata: siamo sereni. Marco Monari è il capogruppo del Partito Democratico: “Noi abbiamo sempre operato secondo le leggi regionali e i regolamenti regionali”.
Dello stesso tenore anche le dichiarazioni del capogruppo di Sel-Verdi, Gian Guido Naldi, che però aggiunge: “L’unica cosa che mi preoccupa è che c’è stato troppo tifo a favore del fatto che per forza dovevano trovare qualcosa“.

