Bologna, 23 lug. – Nel giorno dell’addio di Vasco Errani, il giudice dell’udienza preliminare ha assolto perché il fatto non sussiste Zoia Veronesi, storica segretaria di Bersani. Il gup Letizio Magliaro ha respinto la tesi della Procura secondo cui Veronesi avrebbe percepito indebitamente dalla Regione Emilia Romagna, di cui era dipendente, lo stipendio come funzionaria incaricata dei rapporti con il Parlamento quando invece si occupava solo dell’agenda dell’allora segretario del Pd. Per Veronesi l’accusa era di truffa ai danni della Regione. Truffa, quantificata dall’accusa, in 140 mila euro.
“Il fatto non sussiste” ha stabilito il gup Magliaro che ha respinto, durante il processo con rito abbreviato, la richiesta del Pm Giuseppe Di Giorgio di condannare Veronesi e Bruno Solaroli (ex capo di gabinetto di Viale Aldo Moro che aveva firmato il contratto di Veronesi che prevedeva il trasferimento a Roma), a quattro mesi e 20 giorni.
“In questi quattro anni la mia vita è stata sottoposta ai raggi x- ha detto Veronesi uscendo dall’aula-. La mia, quella di mio marito, di mia madre, di mia figlia… Si è scavato in un modo veramente molto meticoloso, fino ad essere in alcuni momenti anche abbastanza umiliante. Sono ferite che difficilmente si rimarginano. Non riesco neanche ad essere contenta”.
La procura aspetta di leggere le motivazioni, che saranno pubblicate nei prossimi 90 giorni, del gup Magliaro prima di decidere un eventuale ricorso in appello. “Le sentenze non si commentano, si leggono e se ritenute non convincenti si appellano” è stato il commento del procuratore aggiunto Valter Giovannini, portavoce della Procura.

