Bologna, 11 nov. – Il giorno dopo l’arrivo dei primi avvisi di fine indagine della Procura di Bologna, che accusa di peculato 41 consiglieri e la segretaria di gruppo, in viale Aldo Moro si raccolgono le prime voci di reazione dei diretti interessati. Sono tutte caratterizzate da stupore e prudenza.
“A me contestano l’intera somma”, precisa Marco Monari, ex capogruppo del Partito democratico, formazione che ha assommato 940 mila euro di spese contestate
Roberto Sconciaforni, capogruppo e unico indagato della Federazione della sinistra, a cui viene contestata anche la truffa, è convinto che si tratti di un equivoco
Rita Moriconi, sotto i riflettori perché a lei viene imputato l’acquisto di un sex toy, insiste: “Non sono mai entrata in un sexy shop”. Ma non esclude che a farlo sia stato qualcuno del suo staff.
Sul rimborso del sex toy l’attuale capogruppo del Pd Anna Pariani dice che non risulta nel libro contabile del partito
L’attenzione mediatica sul sex toy ha colpito Franco Grillini. L’ex Idv, non idagato, parla di “moralismo inaccettabile”
“E’ il momento in cui ognuno può chiarire il proprio operato”, dice il Pd Tiziano Alessandrini, che ha chiesto i rimborsi ed è uno dei pochi non indagati dell’Assemblea
In aula questa mattina c’era anche il presidente Vasco Errani che conclude con una porta chiusa la sua legislatura. Errani ha tagliato corto alle domande sui 41 consiglieri regionali indagati: “Sono pienamente d’accordo con quanto detto dalla presidente Palma Costi”, si è limitato a dire Errani, mentre si dirige verso gli ascensori. E sui tempi della Procura, arrivata a chiudere le indagini a 10 giorni dal voto, aggiunge: “La magistratura fa il suo”. E mentre lo dice, il presidente ha chiuso con forza la porta davanti ai cronisti.
Per Stefano Bonaccini, in corsa per la presidenza delle Regione, non c’è nessun “complotto” nell’arrivo degli avvisi di fine indagine a pochi giorni dalle elezioni, però l’invito alla magistratura è di “fare presto”


