Regione. E tra le ‘spese pazze’ spunta il sex toy

Bologna, 10 nov. – Rimborsi chilometrici, cene, viaggi, partecipazione a convegni fuori regione, ma anche feste di compleanno, cene di beneficenza e persino un sex toy. Sono queste secondo la Procura le spese assolutamente non inerenti il ruolo contestate a 41 consiglieri dell’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna. L’inchiesta sulle cosiddette ‘spese pazze’ si è chiusa venerdì e oggi è iniziata la notifica dei 42 avvisi di fine indagine (oltre ai consiglieri è stata indagata anche la segretaria del gruppo Misto, Rossella Molino).

Per tutti è molto probabile la richiesta di rinvio a giudizio. Il reato contestato dalle pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, coordinate dal Sostituto Procuratore Walter Giovannini con la supervisione del Procuratore Roberto Alfonso, è di peculato (uso privato di denaro pubblico). L’importo complessivo delle spese contestate dai Pm si aggira intorno ai 2 milioni e 100 mila euro.

Gli indagati appartengono a tutte le forze politiche presenti in Aula. Andiamo con ordine.

Gli indagati targati Pd sono 19: l’ex capogruppo Marco Monari, Marco Barbieri, Marco Carini, Thomas Casadei, Gabriele Ferrari, Vladimiro Fiammenghi, Roberto Garbi, Paola Marani, Mario Mazzotti, Roberto Montanari, Rita Moriconi, Antonio Mumolo, Giuseppe Pagani, Anna Pariani (attuale capogruppo), Roberto Piva, Luciano Vecchi, Damiano Zoffoli, Matteo Richetti. L’importo complessivo contestato loro è di 940 mila euro. Gli importi contestati variano da persona a persona: al solo capogruppo che aveva l’obbligo di vigilare sui conti vene contestata anche, in concorso, l’intera cifra per omesso controllo. Il gruppo del Pd è quello più numeroso in viale Aldo Moro. Non ha ricevuto l’avviso di fine indagine Stefano Bonaccini, consigliere regionale e candidato presidente alle elezioni del 23 novembre prossimo: durante la campagna per le primarie, saputo dell’iscrizione nel registro degli indagati, Bonaccini chiese di essere ascoltato per motivare le spese fatte da consigliere. In seguito alle spiegazioni di Bonaccini la sua posizione venne stralciata e al Procura ne ha chiesto l’archiviazione.

Al gruppo dell’ex Pdl sono contestate spese per 205 mila euro. Gli indagati sono 11: Luigi Villani, Enrico Aimi, Luca Bartolini, Gian Guido Bazzoni, Galeazzo Bignami, Fabio Filippi, Andrea Leoni, Marco Lombardi, Andrea Pollastri, Mauro Malaguti, Alberto Vecchi.

Il secondo gruppo, per cifra contestata, è quello dell’Italia dei Valori. Gli indagati sono Liana Barbati, capogruppo, e Sandro Mandini. Secondo i pm avrebbero speso 423 mila euro in modo non giustificato.

Un ex Idv, Matteo Riva, è invece il capogruppo del Gruppo misto a cui i Pm contestano 27 mila euro di spesa non giustificata. In concorso con Riva è indagata anche l’impiegata del gruppo Rossella Bolino.

Della Lega Nord sono indagati Manes Bernardini, Stefano Cavalli e Stefano Corradi. Al Carroccio sono contestate spese per 135 mila euro.

Al gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà e Verdi sono contestate spese per 77 mila euro. Gli indagati sono il vendoliano Gian Guido Naldi e la verde Gabriella Meo.

I cugini della Federazione della sinistra avrebbero speso secondo i pm in maniera non giustificata circa 151 mila euro. L’unico indagato è il capogruppo Roberto Sconciaforni.

A Silvia Noè, capogruppo dell’Udc, è contestata una spesa non giustificata di 31 mila euro.

Al Movimento 5 Stelle sono contestate spese per 98 mila euro. Indagati sono il capogruppo Andrea Defranceschi e il consigliere Giovanni Favia, entrambi espulsi dal movimento di Grillo.

Dei 41 consiglieri che hanno ricevuto l’avviso di fine indagine, 12 sono ricandidati alle prossime elezioni del 23 novembre. Si tratta di Aimi, Bartolini, Bignami, Lombardi, Pollastri per Forza Italia; Mumolo e Vecchi (attuale assessore al lavoro) del Pd; gli ex Idv Mandini e Riva della lista Centro con Bonaccini; Malaguti ex Pdl ora in Fratelli d’Italia; Meo dei Verdi candidata con Emilia Romagna civica; Noè candidata per Ncd-Udc.

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