Bologna, 26 giu. – La Corte dei Conti, a sezioni riunite a Roma, annulla le contestazioni sulle spese dei gruppi consiliari della Regione, fatte dalla sezione dell’Emilia Romagna. A comunicarlo una nota dell’Assemblea Legislativa.
Ad essere giudicate corrette, secondo l’accoglimento del ricorso fatto dai capigruppo, sono le spese relative al 2013, per le quali la Corte dei Conti regionale aveva, invece, contestato 150 mila euro di spese non regolari a tutti partiti della Regione. La Corte dei Conti ha quindi annullato la “deliberazione numero 120/2014 adottata dalla sezione regionale dell’Emilia-Romagna con la quale era stata chiusa la procedura di controllo sui rendiconti 2013”. Allo stesso modo la Corte dei conti “ha annullato la deliberazione numero 94/2014 con la quale la sezione regionale aveva in un primo tempo chiesto ai gruppi giustificazioni in merito alle spese contestate”.
“Accogliamo certo con favore– dichiarano i numeri uno dei gruppi- l’esito del ricorso. Tuttavia riteniamo necessario esprimere ogni altra valutazione nel momento in cui saranno disponibili le motivazioni del pronunciamento”.
Sollievo da parte del consigliere Andrea Defranceschi che, sulla base di quelle presunte irregolarità si era visto sospendere dal Movimento Cinque Stelle, di cui è unico rappresentante in Assemblea Legislativa dopo l’espulsione di Giovanni Favia.
“Sicuro come sono sempre stato non solo della mia buona fede” dice il grillino, “spero che la mia vicenda possa servire da esempio per tutti i nuovi amministratori a 5 stelle, che incorreranno loro malgrado, difficoltà e tranelli burocratici apparentemente superiori alle loro forze”. “Ora si ricomincia, con tutto il Movimento che, nel momento del dubbio, si è dimostrato forte e compatto a sostenermi, dai comuni, alle altre Regioni a Roma”, conclude Defranceschi. La fine dell’autosospensione è confermata dalla pubblicazione del suo comunicato sul sito di Beppe Grillo.
Sulle spese dell’attuale legislatura in Regione, relativamente alle spese 2011 e 2012 è aperta un’inchiesta della Procura, per la quale sono indagati per peculato tutti i capigruppo.

