Reggio Emilia. Troppe polemiche e il parroco dice ‘No’ alle Sentinelle

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5 dic. – L’evento organizzato dalle Sentinelle in Piedi nella sala parrocchiale della chiesa Regina Pacis di Reggio Emilia è stato annullato. E’ stato il parroco, don Paolo Cugini, a decidere che l’incontro “sul gender” non s’aveva da fare. Il motivo? Da quando in città si era saputo che le Sentinelle, il movimento ultra cattolico che da mesi protesta contro il ddl Scalfarotto, quello che introduce sanzioni contro l’omofobia, avrebbero tenuto una serata nella sala polivalente di via Gorizia 19, il telefono della parrocchia era diventato incandescente a forza di squillare. “Abbiamo ricevuto molte telefonare, alcune anche molto dure” ha raccontato don Paolo.

Il fatto è che la parrocchia Regina Pacis è considerata una delle realtà di fedeli più progressiste della città. Il fatto che proprio lì organizzasse una serata uno dei movimenti più oscurantisti del panorama cattolico contemporaneo ha creato molti malumori. A sollevare il polverone è stato il consigliere comunale del Pd Dario De Lucia: “Quando ho saputo dell’evento, ho chiamato il parroco e gli ho chiesto spiegazioni”. E come De Lucia, così hanno fatto in tanti. Così tanti che la mattina di mercoledì 3 dicembre, a poche ore dall’inizio dell’incontro, don Paolo ha deciso: “Rinviamo”. “Io faccio il missionario, sono rientrato da poco- racconta don Paolo-, quindi non conosco bene le cose. Sembra però che questo movimento (le sentinelle, ndr) sia visto come molto omofobo. Il nostro intento era di organizzare un incontro più profondo“. Oltre alle telefonate, dopo che la notizia è stata pubblicata sui giornali della città, in parrocchia si è presentata anche la Digos. “Noi non volevamo mica creare un evento che fosse solo polemico” dice don Paolo.

A dare fuoco alle polveri dell’indignazione è stato De Lucia. Una volta segnalata la notizia sui propri profili social, il consigliere comunale democratico ha parlato con alcuni conoscenti che frequentano la parrocchia Regina Pacis e da lì è partito lo tsunami. “Se si fosse tenuto l’evento, saremmo andati per cercare un dialogo: le Sentinelle lo rifiutano, per questo saremmo andati, ci saremmo messi in piedi, come fanno loro, e avremmo cercato un confronto”.

In realtà era proprio quello, il confronto democratico, a cui don Paolo aspirava. Ma è rimasto deluso: “Io non sono d’accordo con le Sentinelle, ma non abbiamo spostato l’incontro perché ce lo ha chiesto un consigliere del pd ha fatto certe affermazioni. Ma per tutte le telefonate e tutte le mail che abbiamo ricevuto, e sono state tante”. Ora al parroco resta il desiderio di tentare un confronto tra l’ala destra e l’ala sinistra della sua comunità sulla “questione gender”: non sarà facile, e lo sa, ma tenterà di organizzare per il prossimo aprile un confronto tra sociologi, educatori, psicologi e anche teologi (“siam poi sempre in chiesa”) e “se vorranno, inviteremo anche le Sentinelle in piedi”, purché, avverte il parroco, si possa svolgere un confronto democratico. Buona fortuna, don.

In serata anche il vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca, ha sentito il bisogno di intervenire sulla vicenda. Pur riconoscendo a don Paolo di aver fatto bene ad annullare l’evento delle Sentinelle al fine di evitare ulteriori tensioni, monsignor Camisasca ha detto: “Non posso non rilevare come molte delle convinzioni che le Sentinelle in piedi, con umile forza e in modo pacifico, vogliono portare all’attenzione pubblica sono le stesse che anche io, come uomo e come vescovo di questa diocesi, ho più volte sottolineato e che ho riassunto nella nota sul gender (pubblicata nello scorso aprile) e nell’ultimo Discorso alla città, in occasione della festa di san Prospero: la famiglia nasce dall’incontro tra un uomo e una donna; i figli non sono un diritto, né di singoli, né di coppie, ma un dono da accogliere e rispettare; i bambini hanno il diritto ad una madre e ad un padre e i genitori, – con il sostegno degli amici, dei parenti e delle istituzioni pubbliche – devono essere messi nelle condizioni di poter educare liberamente i propri figli. Questi convincimenti- ha proseguito il vescovo- non nascono da una posizione confessionale, ma sono patrimonio comune dell’esperienza umana, fondata sulla ragione. È per questo che anche la Chiesa, da sempre avvocata dell’uomo, si impegna a difenderli”.

Ci vogliono più preti come Paolo Cugini e meno Vescovi alla Camisasca” è stato il lapidario commento di De Lucia

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