Reato di clandestinità: atti alla Corte Costituzionale

21 ott. – Il giudice di pace di Bologna, Mario Cocco, ha accolto l’istanza di incostituzionalità presentata lo scorso settembre dalla Procura sul nuovo reato di clandestinità, e in particolare la norma sul soggiorno illegale di uno straniero in Italia. Per questo gli atti saranno trasmessi alla Corte costituzionale ma, in attesa della decisione, una ventina di processi riguardanti immigrati clandestini e istruiti finora da Cocco saranno sospesi.
Secondo Cocco esiste una disparità di trattamento tra chi è entrato in Italia senza permesso di soggiorno prima dell’8 agosto 2009 (giorno dell’entrata in vigore del reato di clandestinità) e chi lo ha fatto nei giorni successivi, consapevole del fatto che l’azione che stava compiendo era un reato penale.

Non sono mancate le reazioni politiche alla decisione di Cocco, a cominciare da quella di Angelo
Alessandri, deputato emiliano della Lega Nord: “Mi pare che l’atteggiamento dei magistrati bolognesi – ha detto – risponda a una vera e propria volontà di ostruzionismo, come accadde con la legge Bossi-Fini. E il problema della legittimità costituzionale di una norma spetta ad altri organi”. Per Massimo Mezzetti e Guido Naldi, coordinatori regionale e bolognese di Sd, questa decisione rappresenta invece “un punto a favore di quanti ritengono quella legge razzista, inumana e incostituzionale. Il reato di clandestinità, secondo Sd, sarebbe “un reato virtuale: Il problema del controllo dei flussi migratori non può e non deve essere
affrontato con queste logiche xenofobe e razziste”.

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