12 lug. – Chi spaccia sostanze stupefacenti durante un rave party, se l’acquirente ha un malore grave che ne mette in pericolo la vita, rischia una pena tra i tre e i sette anni per lesioni volontarie. E’ il giro di vite deciso in piazza Trento e Trieste dopo il caso di un ventenne che lo scorso fine settimana si è sentito male durante un rave party a Monte Donato dopo aver abusato di alcol e hashish. Nel fascisolo contro ignoti aperto sul caso, il pm Valter Giovannini ha infatti deciso di iscrivere come ipotesi di reato, oltre allo spaccio, anche l’articolo 582 del Codice penale, lesioni personali, e non il consueto articolo 586 “morte o lesioni come conseguenza di un altro delitto”, quindi un profilo colposo che prevede una pena massima, in caso di lesioni, di due anni.
Secondo Giovannini, gli appelli non bastano più. “Nel contesto di stordimento collettivo esasperato in cui si svolgono i rave party – dice il pm – è notoria, e quasi obbligatoria, l’assunzione di un mix di droga e alcol. Quindi, come in questo caso, chi cede stupefacenti – prosegue Giovannini – hashish o altre droghe tipo ketamina, accetta il rischio che l’assuntore possa subire lesioni anche gravi o addirittura morire per overdose“.
Molto scettico è l’ex sottosegretario alla giustizia, Franco Corleone, presidente di Forum Droghe. “Il dolo andrebbe poi dimostrato” ha detto Corleone convinto che in sede processuale l’accusa sarebbe destinata a cadere, gettando “discredito sul magistrato” che le ha formulata.
Ascolta CorleoneCorleone_sito

