2 feb. – Secondo il deputato del Pdl Enzo Raisi l’election day a marzo non si può fare. «Ci sono sicuramente grossi rischi di legittimità che metterebbero in imbarazzo anche il presidente della Repubblica», ha detto il parlamentare dopo aver consultato gli uffici tecnici del Viminale. «Chi si assume – chiede Raisi- il rischio dei ricorsi?». «Io capisco che si gioca a chi rimane con il cerino in mano, ma procedendo come hanno proceduto il Pd e l’amministrazione loro sapevano benissimo che si sarebbe andati incontro a problemi giuridici», aggiunge l’esponente della maggioranza. E dà perfino ragione a Pierluigi Bersani, che aveva subito parlato di problemi costituzionali. Poi punta il dito contro la giunta e il Pd, perché «sapevano benissimo che non bastava andare al mattino dal prefetto a dire che il sindaco si sarebbe dimesso nel pomeriggio». Insomma, secondo Raisi, Delbono avrebbe dovuto dimettersi il giorno prima, perché l’indomani il Consiglio dei ministri potesse decretare il voto anticipato a marzo.
Il vicesindaco Claudio Merighi respinge e ribalta le accuse di Raisi: «Alle 10 di giovedì 28 il ministro Maroni era avvisato da almeno 30 minuti che Delbono si sarebbe dimesso in Consiglio, ma nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri del 28 il decreto per il voto non era stato iscritto».
Secondo il costituzionalista Augusto Barbera la scelta è puramente politica. Secondo il professore dell’Università di Bologna, sarebbe meglio andare a votare prima possibile, ma «giuridicamente sono
possibili le due soluzioni», ovvero il voto a marzo o quello nella primavera inoltrata.

