Arrestato si toglie la vita in una cella della Questura di Bologna

Bologna, 23 sett. -Si è tolto la vita questa notte in una cella di sicurezza della questura di Bologna. Oumar Ly Chikou, Titti per la famiglia e gli amici che lo piangono su facebook, è morto attorno alle 23 di venerdì notte, quando si sarebbe impiccato utilizzando la sua maglietta e legandola alle sbarre della cella. Sulla morte sono in corso accertamenti da parte della squadra mobile di bologna, la Procura ha avviato le indagini mentre per il momento non ci sono commenti dalla Questura, che aveva in carico la sorveglianza dell’uomo. L’agenzia di stampa Dire ha citato una fonte secondo la quale l’uomo si sarebbe impiccato approfittando del fatto che il piantone incaricato di sorvegliarlo si era assentato per qualche istante per occuparsi di un altro fermato.

Sulla questione la Questura ha diffuso un comunicato in cui si dice che l’uomo era ” è stato collocato all’interno della cella di sicurezza adottando le previste procedure di sicurezza al fine di evitare atti di autolesionismo”. “Poco più tardi – prosegue infatti la nota – gli operatori si sono accorti che lo stesso era in piedi, spalle alla grata e non sembrava muoversi. Immediatamente è stato allertato altro personale che ha verificato che l’arrestato, utilizzando la propria maglietta, si era impiccato; subito sono state messe in atto le operazioni necessarie a rianimarlo, chiedendo l’intervento di personale del 118 che giunto sul posto ne ha constatato il decesso”. Secondo quanto ricostruisce la Questura, la centrale operativa è stata contattata dalla compagna del senegalese, una donna italiana: l’uomo, “in evidente stato di ebbrezza, stava distruggendo alcuni mobili all’interno della propria abitazione”, nella zona di via San Vitale, dove lei era insieme al figlio di due anni. L’uomo l’aveva anche minacciata con un coltello da cucina. Il personale della Polizia di Stato, “prontamente intervenuto, si preoccupava immediatamente di garantire la sicurezza del bambino e della donna portando l’uomo all’esterno dell’abitazione nonostante la sua strenua resistenza”. Nel frattempo si è verificato che l’uomo “già in passato si era reso responsabile di comportamenti violenti nei confronti della donna per i quali era stato già denunciato”. La Pm di turno Gabriella Tavano, informata dell’arresto per maltrattamenti e resistenza, “ha quindi disposto che venisse trattenuto nelle celle, in attesa del processo in direttissima che si sarebbe dovuto celebrare in mattinata”.

Oumar Ly Cheikou risulta irregolare in Italia e con diversi precedenti. Ieri era stato arrestato per maltrattamenti ai danni della compagna, cittadina italiana, e per resistenza a pubblico ufficiale, per aver reagito all’intervento degli agenti. La Polizia era stata chiamata dalla donna, verso le 21 ed è andata in una casa in zona San Vitale.  La coppia ha un bambino di circa tre anni.

Non sarà fatta l’autopsia sul corpo di Oumar Ly Chikou, il senegalese di 39 anni arrestato ieri per maltrattamenti a Bologna e suicida in una cella della Questura. Lo ha deciso il Pm Gabriella Tavano, disponendo l’invio della salma al Dos (deposito osservazione salme), per la trattazione in via amministrativa. Secondo quanto si apprende si ritiene sufficiente l’esame fatto durante il sopralluogo da parte del medico legale Emanuela Segreto, che avrebbe confermato l’impiccagione come causa di morte, con una maglietta appesa alla grata della camera di sicurezza. Non ci sarebbero quindi neppure dubbi di altro tipo sulla dinamica: un gesto volontario.

I parenti dell’uomo arriveranno domani (domenica) a Bologna. La compagna e l’associazione senegalese Cheick Anta Diop di Bologna hanno dato mandato all’avvocato Rosa Ugolini che lunedì chiederà l’autopsia. Lo zio di Oumar Ly Chikou arriverà domani mattina dalla Spagna. “Questa mattina sono stato in Questura – ha detto Babacar Ndiaye dell’associazione senegalese Cheick Anta Diop – Oumar Ly Chikou era in custodia, era loro compito della questura sorvegliare, per questo vogliamo accertare ogni dettaglio”.

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