Piazza Grande, il cuore di Bologna era stracolma: trenta-quarantamila persone per l’ultimo compleanno di Lucio Dalla. E come è sempre stato in queste strane giornate di commozione, in cui i ricordi individuali volevano diventare emozione collettiva, c’erano donne e uomini di tutte le età, molti sopra i cinquanta magari con cotonature o occhialoni ruspanti, famiglie ordinate e contenute con i bambini per mano, ragazzi con la cresta e look i più diversi.
Con lo stesso desiderio di vivere insieme l’emozione della memoria. Di viverla in maniera semplice e pubblica. La condivisione di un lutto, che può unire e rassicura, per la morte di un poeta-menestrello capace per il suo pubblico, di essere buono e libero.
Religioso, senza formalismi e libero, ma senza militanza esplicita. Così il saluto finale a Lucio Dalla, dentro la Chiesa di San Petronio, l’ha letto il suo compagno, Marco Alemanno, accanto a lui, da anni. Mai nominato.
Lucia Manassi
Le parole ci sono
Stretta tra la scurrilità orecchiata per strada – certo che era frocio! – e l’ipocrisia del non dire, da giorni aleggia un altro discorso su Lucio Dalla: quello della sua affettività. Ma le parole ci sono. E si possono usare. Che l’uomo che sta facendo cantare tutta Italia l’avesse tenuta come questione privata non importa.
Le parole si possono usare senza prevaricare la privacy e riempiendo i vuoti che gli imbarazzi allargano. E allora affermare che Lucio ha amato gli uomini va detto perché nulla cambia dell’apprezzamento generale che la sua vita di artista ha raccolto. E se fosse il contrario sarebbe un motivo in più per dirlo. Così si restituisce un’identità vera soprattutto a chi l’ha amato .
Sentire genericamente al telegiornale nazionale che la lettura del testo di “Le Rondini” al termine del funerale è stato affidato a Marco Alemanno dovrebbe far arrabbiare chiunque. Chi è quest’uomo che abbiamo visto disperarsi dietro la bara?
Chiamarlo amico veramente non va. Ce l’ha insegnato il movimento omosessuale che ha saputo nominarsi e che, proprio per questo, ha indicato la strada a tutti.Il movimento gay non ha lasciato che altri trovassero un nome ma l’ha imposto in decenni di battaglie che evidentemente non sono bastate.
Usiamo le parole che ci sono, troviamole quando sembrano sbiadire in una melassa di luoghi comuni.
Per rispetto a tutti noi. Ciao Lucio!
Giusi Marcante

