Quell’11 marzo a Madrid


La mattina di giovedì 11 marzo 2004, tre giorni prima delle elezioni spagnole, dieci zaini riempiti con esplosivo (probabilmente Goma-2 ECO) furono fatti esplodere in quattro treni regionali di Madrid, in quattro stazioni differenti. Le esplosioni avvennero nell’ora di punta, fra le 7:36 e le 7:40 nelle stazioni madrilene di Atocha (3  bombe), El Pozo del Tío Raimundo (2 bombe), Santa Eugenia (1 bomba) ed in un quarto treno che si trovava nei pressi di via Téllez (4 bombe). Le forze di polizia trovarono altri due dispositivi inesplosi. Entrambi furono fatti esplodere  immediatamente dagli artificieri per motivi di sicurezza.
Il numero ufficiale è di 191 vittime e di 2057 feriti.

Nel seccessivo processo vengono imputati per il giudizio di primo grado 29 persone, fra cui i supposti mandanti ideologi Rabei Osman,  ‘Mohamed l’Egiziano”‘, Hassan el Haski e Youssef Belhadj ‘Abu Dujan’. Dopo oltre 4 mesi e mezzo di processo, 80.000 pagine di carte processuali e 57 sedute, il processo è terminato il 2 di luglio 2007. Il tribunale ha stabilito che gli attentati dell’11 marzo 2004 furono compiuti da una cellula terrorista di tipo yihadista, e che nell’attentato non ci fu partecipazione della organizzazione terrorista basca ETA.
Riconosciuti come esecutori dell’attentato, insieme ai ‘suicidi di Leganes’, sono risultati Jamal Zougam e Otman El Gnaoui, sono stati condannati a pene molto elevate, cosí come alcuni cooperatori indispensabili come José Emilio Suárez Trashorras che forní l’indispensabile esplosivo.

In occasione del 5° anniversario della strage di Madrid abbiamo sentito la presidente dell’associazione 11M, Pilar Manjon, a cui abbiamo chiesto di ripercorrere le tappe del processo. intervista11m_persito

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