Quel che resta del voto

Passate le elezioni Bologna riprende il suo tran tran: Cofferati butta le ultime “polpette avvelenate“, saluta il Guazza e se ne va. Assente in campagna elettorale, probabilmente tra un po’ scomparirà pure dalle foto ufficiali del quinquennio 2004/2009, come avveniva per i dirigenti caduti in disgrazia nell’Unione Sovietica d’ante guerra. E’ il caso più clamoroso di rimozione collettiva mai avvenuto in città…
Ma la perdita di memoria, in una città di anziani come Bologna, non è un caso isolato: il Pd ha già scordato i voti persi (la vittoria si sa, sciacqua tutto). A sinistra dei democratici il voto ha fatto tabula rasa dei movimentisti, mentre i partitini rossi, pur con percentuali modestissime, incassano pragmaticamente qualche consigliere e anche qualche assessorato, scampando così all’estinzione. A destra ci si divora un po’, più per noia che per convinzione. Fra tanti smemorati poi c’è anche un caso inverso: il finto giovane Corticelli che dopo la sconfitta si è ricordato del suo “civismo”, ha preso le sue cose e ha lasciato casa Cazzola e l’area Pdl. Alfredo se ne è subito fatta una ragione.

E così, con mestizia e low profile, ci si avvia a formare le nuove giunte, che saranno sicuramente larghe per accontentare gli appetiti di tanti e le ambizioni di pochi. Molti reclamano “visibilità“, anche se il vero segreto (ben conosciuto dai vecchi democristiani), sarebbe quello di stare un po’ più coperti: quando si ha poco da dire meglio far valere il Cencelli senza troppi proclami.

Fuori dalla politica tutti gli altri poteri, pubblici e privati, associativi e corporativi, già affilano le armi per la tutela dei rispettivi orti. Singolare ed emblematica l’intervista sul Corriere di domenica scorsa alla dirigente dei Beni Culturali Carla Di Francesco pronta a “convocare” il sindaco Delbono per dirgli dove deve passare il Civis. Avrà le sue ragioni, noi però ci illudevamo che fosse l’amministrazione e il sindaco a dover decidere, e molti hanno anche votato per questo.
Invece no, bastava chiedere a Di Francesco la quale, pare, ha giurisdizione anche sui cassonetti di via Zamboni e sui tralicci radioTV di San Luca. E dire che abbiam passato l’ultimo anno a cercare una soluzione per quegli impianti, tutti sottoposti a ordinanza e costretti a trasmette a metà potenza. C’eravamo pure riusciti, costruendo un tavolo in cui erano presenti diversi Comuni, la Provincia, il Ministero, l’Arpa, Editori nazionali e locali, tecnici.
Mancava solo l’lOnu e il legato pontificio e poi c’erano tutti. In ogni caso ne era uscito un ottimo documento che metteva le basi per risolvere il problema. Speriamo in bene, altrimenti Bologna, come l’Afghanistan sotto i Taliban, dirà ciaociao a radio e tv digitali e dovrà accontentarsi di fogli scritti e tradizione orale.

Ormai Bologna, come tutt’Italia, è un posto immobile dove molti si affannano a mettere veti e a rimarcare competenze vere o presunte su tutto quello che si muove: in città sono sei anni che non si sa come fare un dehor, figuriamoci una metropolitana.
Siamo ormai così abituati a questo andazzo che non troviamo per niente strana l’assurdità della burocrazia. Anzi, basta che qualcuno proponga misure semplici e utili, che sembra tutto a un tratto un genio: la rivoluzione copernicana.
Come per esempio dare l’accesso gratis ai mezzi pubblici per i bambini, incentivando così i genitori ad accompagnarli in autobus e non in macchina. Oppure distribuire casa per casa i sacchetti della differenziata (dove c’è) evitando che pensionati ottantenni debbano fare chilometri per raggiungere l’ufficio di quartiere, unico depositario di questo bene prezioso. Oppure un sovraprezzo sul vuoto a rendere per incentivare i ragazzi di Piazza Verdi a raccogliere le bottiglie invece che spaccarle per terra; o un taxi rosa in cui lo sconto te lo fanno perché sei donna ed è sera, anche se non hai il voucher del Comune che attesta che sei donna ed è, effettivamente, sera.

Cose semplici dunque. Per quelle complesse ci si attrezzerà: c’è infatti da risolvere una crisi economica, c’è bisogno di creare un nuovo motore di sviluppo per un territorio imbrigliato nelle secche di un modello che non regge più, quello del distretto emiliano della piccola e media impresa meccanica e di precisione. Se avanza tempo, dopo aver pulito i graffiti, sarebbe il caso di occuparsene un po’.

Paolo Soglia

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