Quel che resta da fare

Dopo la disastrosa sconfitta interna col Siena il Bologna si trova, a sette giornate dalla fine, già con un piede in serie B e la prospettiva di celebrare il centenario da retrocessi è attualmente piuttosto concreta. Chi si intende di calcio sa bene che in queste condizioni otto volte su dieci si va giù. Non è tanto la vittoria all’ultimo minuto del Torino ad aver tolto speranze, ma la china presa da una squadra e da una società che pare non avere più nè risorse tecniche nè forze psicologiche per combattere.

Mihajlovic aveva preso in mano la barca dopo il 5 a 1 di Cagliari: ritrovarsi, dopo venti partite, in una situazione analoga è sconfortante. Ma gli errori contano. Sinisa inizialmente aveva fatto la politica dei piccoli passi: aiutato da una buona dose di fortuna a forza di pareggi e con le sole vittorie su Torino e Catania aveva tirato fuori il Bologna dalle secche. Col Milan venne la prima sconfitta della sua gestione, subito riscattata dalla fortunosa vittoria di Bergamo. A quel punto il serbo ha cominciato a sbagliare e non s’è più ripreso, pagando tutta la sua inesperienza. Dopo Bergamo affrontò la partita con la Fiorentina con presunzione: due punte e un trequartista e tutti all’assalto. Morale: due a zero dopo 15 minuti e partita chiusa. Di partita in partita Mihajlovic ha bruciato la sua dote di punti e di relazione con la squadra, mandando all’arrembaggio un Bologna il cui motto, scolpito nel marmo, dovrebbe essere: cerchiamo di non prenderle, giochiamo coperti con un centrocampo fitto e un’unica punta da cercare con ostinazione. Dopo i viola altre sette sconfitte in nove gare: l’ultima, quella col Siena, affrontata con colpevole presunzione e arrogante ingenuità, in cui Mihajlovic non ci ha risparmiato nulla, neanche la devastante scempiaggine di mettere sull’1 a 2 una terza punta, ponendo così una pietra tombale su ogni possibile, residua, idea di rimonta.

Cosa resta ora da fare? Non c’è più molto tempo e le probabilità di salvarsi sono bassissime. Visto che l’allenatore non è più un fattore di stabilità ma sta solo aggiungendo confusione e incertezza, sarebbe il caso di sostituirlo subito, senza aspettare le sconfitte di Palermo e Genoa. Al suo posto andrebbe chiamato un allenatore esperto (non un ex calciatore di belle speranze). L’ideale sarebbe Reja, ma è praticamente impossibile. Il nome giusto, quindi, è quello di Papadopulo, a cui dovrebbe essere proposto un contratto anche in caso di retrocessione, in modo che i giocatori non abbiano alibi e sappiano subito che l’allenatore non è vincolato alla salvezza ma il loro rinnovo sì.

Poi bisognerebbe inventarsi un minimo di schema di gioco facendo tesoro di quello che funzionava meglio: quattro difensori, tre centrocampisti, due esterni e una punta, sapendo che un modulo non serve a niente se i giocatori non sanno mai a chi passare la palla. Nessuna certezza di salvezza, ma così almeno ci potremmo provare. Anche sperando che torni a soffiare un po’ di vento in poppa, perché come diceva Sacchi il calcio è fatto di tecnica, corsa e bus…

p.s.

I Gruppi ultras della Curva ed il Centro Bologna Clubs hanno comunicato il risultato della raccolta fondi per i terremotati dell’Abruzzo effettuata allo Stadio Dall’Ara. La somma raccolta ammonta ad 14.316,02 euro. Gli organizzatori hanno tenuto a ringraziare i tifosi, anche quelli ospiti, per il loro contributo. Un segnale che se in campo c’è chi retrocede malamente, sugli spalti si può – e si deve – restare sempre in alto.

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