11 mar – Cucivano giubbotti di pelle a 10 euro l’uno, capi che venivano poi rivenduti a cifre ben più alte da diversi commercianti della provincia di Bologna. Un lavoro disumano, in quaranta circa dentro tre capannnoni: lì lavoravano, mangiavano, dormivano, vivevano insomma, tra sporcizia, topi e ragnatele.
La Squadra Mobile di Bologna, assieme alla Guardia di Finanza e la Polizia Municipale, ha messo fine a tutto ciò martedì sera quando è entrata nei civici 8/c 10 di via Papini, alla periferia della città, vicino a via Corticella. Alcune persone, tutte di nazionalità cinese, si trovavano fuori dai capannoni. Ma la stragrande maggioranza di loro stavano lavorando o preperando la cena. Tredici di loro sprovvisti del permesso di soggiorno. In ventuno invece lavoravano in nero. La polizia ne ha arrestati due, sono i capi delle due aziende regolarmente iscritte alla Camera di Commercio fin dal 2005. Un terzo sfruttatore deve essere ancora individuato. Le accuse per loro sono di favoreggiamento alla permanenza si stranieri in italia e sfruttamento di stranieri privi di permesso di soggiorno. Un realtà sommersa in tutti sensi: invisibili alla città e al fisco. In un solo trimestre la Guardia di Finanza ha trovato delle carte nello stabile che documentano un giro di affari di circa un milione di euro. Ma allo Stato ne risulta solo un decimo.

