26 sett. – Pressioni e intimidazioni nei confronti di uno dei tre pusher nordafricani coinvolti come vittime in un’inchiesta su quattro agenti delle Volanti di Bologna, che, per l’accusa, li avrebbero rapinati e picchiati. Le pressioni sarebbero state fatte da altri agenti, estranei al procedimento che vede fissata per oggi l’udienza preliminare, già cominciata nei mesi scorsi. I fatti risalgono all’autunno 2011 e Francesco Paolo Pace, Alessandro Pellicciotta, Giovanni Neretti e Valentino Andreani devono rispondere di rapina aggravata, lesioni e sequestro di persona, legati a due diversi episodi. Il pm Manuela Cavallo, nella richiesta al Gip di sentire le tre persone offese, due marocchini e un tunisino, in sede di incidente probatorio, oltre che ai problemi legati ai permessi di soggiorno fa riferimento, infatti, alle ”accertate turbative della serenità e obiettività dei testimoni, dovute a condotte poste in essere da terzi (…) verosimilmente di concerto con gli imputati o alcuni di essi” che ”appaiono tali da giustificare un’anticipazione del contraddittorio alla fase dell’udienza preliminare ancora in atto”. In particolare, le intimidazioni, con velati riferimenti proprio al processo, sarebbero state fatte nei confronti di un marocchino, assistito dall’avv. Alessandro Ariemme, e sono state richiamate alla Procura dalle parti civili. Le pressioni sarebbero proseguite anche dopo la richiesta di incidente probatorio. Alla richiesta di incidente probatorio, però, si oppongono con fermezza l’avvocato Roberto Godi e il penalista Savino Lupo, che difendono Neretti. Il pusher oggetto di intimidazioni, infatti, è vittima, insieme ad un tunisino, della prima delle due rapine, alla quale parteciparono Pace e Pellicciotta, il 21 ottobre 2011 (nel secondo episodio, il 12 novembre, per l’accusa parteciparono tutti e quattro). Di conseguenza, in riferimento alla terza persona offesa (il marocchino coinvolto nella seconda rapina) gli avvocati di Neretti nell’opposizione notano che ”la genuinità della futura deposizione dibattimentale di quest’ultimo (nel caso in cui gli imputati non dovessero accedere ad una definizione delle loro posizioni con rito alternativi) non è allo stato sottoposta ad alcun rischio”. I fatti richiamati nelle istanze delle parti civili ”possono acquisire una loro rilevanza soltanto con riferimento ai soggetti direttamente coinvolti”. I legali non ritengono quindi corretto ”estendere indistintamente il ravvisato pericolo di inquinamento probatorio anche ad una fonte testimoniale che non ha ricevuto alcun tipo di intimidazione o promessa, affinché non deponga o deponga il falso”.
”Come sempre abbiamo agito con obiettività e sulla base di dati oggettivi. Attendiamo serenamente le valutazioni del Gip”, è il laconico commento del procuratore aggiunto e coordinatore del gruppo criminalità comune, Valter Giovannini, interpellato dall’ANSA sull’argomento (ANSA).

