Provincia di Bologna chiude, Città metropolitana apre “senza collaudo”

consiglio provinciale vuoto

Bologna, 10 giu. – Ultimo Consiglio provinciale, ma la giunta rimarrà a lavorare gratis fino al 31 dicembre 2014. Lo ha confermato la presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti, in una conferenza stampa di fine mandato dedicata ufficialmente ai risultati raggiunti, ma inevitabilmente rivolta a quello che accadrà con l’applicazione del disegno di legge Delrio che riforma le province.

“In presenza di un provvedimento non dignitoso e rabberciato, scegliamo di portare in porto fino a dicembre del 2014 questa nobile istituzione che è stata ed è la Provincia”, ha dichiarato Draghetti. La prossima settimana convocherà i sindaci, coinvolti nel passaggio alla Città metropolitana, che invece esclude la Provincia.

Dal 12 luglio cessa il funzionamento del Consiglio della Provincia di Bologna, le cui funzioni saranno assunte dalla presidente e dagli assessori, per gestire l’attività ordinaria fino all’istituzione della Città metropolitana, che nascerà l’1 gennaio 2015. Giovedì ogni membro della giunta (tranne i due in pensione) tornerà anche a svolgere il proprio lavoro, dal quale è in aspettativa fino a domani.

“Sicuramente in qualche passaggio si è ceduto alla pancia della cosiddetta anti politica“, ha detto Draghetti criticando la riforma. In particolare la presidente segnala che la ridistribuzione delle funzioni svolta dalle province non è avvenuta contestualmente al riordino istituzionale: “E’ come inaugurare un ponte prima di averlo collaudato“, avverte Draghetti. “Nella leggenda metropolitana”, aggiunge usando ironicamente l’aggettivo che spetterà al nuovo ente, “provincia vuol dire scuola, strada e poco altro, invece il patrimonio di attività che abbiamo svolto è molto ampio”. Secondo la mappatura fatta da Palazzo Malvezzi, la provincia ha svolto 211 attività, per la maggior parte conferitele dallo Stato e dalla Regione. Solo 21 sono state quelle svolte per scelta; fra queste i tavoli di crisi aziendale, per seguire le difficoltà di 461 imprese in questi anni di crisi.

Spetta allo Stato e alle Regioni definire chi dovrà svolgere le funzioni che non passeranno alla Città metropolitana. “Alle funzioni sono collegate le risorse, sia umane che economico-finanziarie”, premette Draghetti quando le chiediamo quale sarà il destino dei lavoratori. “Alle domande che mi hanno fatto i lavoratori sul loro destino ho dovuto per lo più allargare le braccia”, conclude.

Questa mattina la presidente e i suoi assessori non hanno mancato di ricordare che in un’audizione della Corte dei conti in Senato, prima dell’approvazione del ddl, emerse che il taglio delle province non avrebbe portato risparmi.

Quanto al destino personale, Draghetti dice che è presto per dire se continuerà a fare politica, “sicuramente l’impronta di cittadina attiva deve rimanere”, precisa.

A chi le chiede se si sia sentita sostenuta dal Partito democratico in questo momento di passaggio, ha risposto: “Il partito fa parte di tutto quel sistema che ha condotto e vissuto in maniera un po’ incerta e non lineare questo cammino di riforma. Mi viene da dire che si fa come si può”.

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