Profughi. La Regione chiede “regolarizzazione subito”

30 ott. – Sono 1504 in Emilia Romagna i rifugiati arrivati la scorsa primavera in fuga dalla Libia e che alla fine dell’anno rischiano di cadere nella clandestinità per la conclusione del piano sull’emergenza nord Africa.

A fare il punto sulla presenza dei profughi in regione è stata, in occasione del nuovo rapporto Caritas sull’immigrazione, l’assessore alle politiche sociali Teresa Marzocchi che chiede al governo ora una regolarizzazione immediata.

In Emilia-Romagna, spiega Marzocchi, “ci siamo mossi con molta tempestività rispetto al Governo per segnalare la situazione. Il ministro Cancellieri ha riaperto il tavolo di confronto nazionale a fine maggio”, di cui per domani è stata convocata d’urgenza una riunione a Roma. Col Governo, continua l’assessore, “abbiamo posto il problema della regolarizzazione, perché queste persone possono già lavorare dopo sei mesi che sono in Italia, ma la situazione è drammatica sia per la crisi che per il terremoto”.
Avendo il permesso di soggiorno, invece, “avrebbero più autonomia e potrebbero spostarsi”, non essendo più costretti a stare nelle città in cui sono stati insediati.

A Bologna i profughi dalla Libia sono 130, di origine nigeriana, 60 in più rispetto alla quota spettante a Bologna in base alla ripartizione dell’accoglienza seguita all’emergenza nord Africa. Vivono nell’ex caserma dei Prati di Caprara, senza riscaldamento né acqua calda e le loro condizioni preoccupano l’ufficio politiche per l’immigrazione della provincia. La dirigente Rita Paradisi, oggi in commissione, ha spiegato che ora “sono impegnati in attività di volontariato e stanno lavorando al Tribunale” nella movimentazione dei fascicoli e dunque, “se messi nelle condizioni di poter lavorare ed inserirsi, di potenzialità ne hanno tante”.

Parole che suscitano la reazione di Alessandro Marzocchi, capogruppo della Lega nord a Palazzo Malvezzi: “Qui non c’è lavoro neanche per noi”.

Oggi arriva anche la denuncia del Coordinamento migranti di Bologna dopo l’incontro di giovedì scorso con il prefetto. “Nulla è cambiato dall’ultimo incontro del 30 giugno” hanno detto gli attivisti. Denunciano la mancanza di servizi informativi adeguati nei confronti dei migranti da parte della questura e la totale mancanza di volontà a compiere “un atto di coraggio” nell’interpretare in modo più elastico la legge Bossi-Fini.  Giorgio Grappi del coordinamento migranti giorgio-gracchi-migranti

L’immagine della thumb dell’articolo è di meltingpot.org

 

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