Profughi della Libia: fuori tutti, ma dove?

4 mar. – Questa volta l’Emergenza Nord Africa è finita davvero. Il ministero dell’Interno aveva prorogato di due mesi, sino al 28 febbriaio, il piano di accoglienza per i profughi della Libia e la Prefettura di Bologna ha chiesto ai gestori delle strutture ospitanti di tenerle aperte ancora per tre giorni, il tempo di dare a tutti il contributo ministeriale di 500 euro e il titolo di viaggio che gli dovrebbe consentire di spostarsi nei paesi di area Schengen.

Questa mattina nell’area militare dei Prati di Caprara, affidata alla Croce rossa, c’erano 51 nigeriani che hanno risposto all’appello e un’altra trentina di ragazzi che si erano allontanati per andare a ritirare i soldi, secondo gli attivisti di Asia-Usb accorsi in presidio insieme all’associazione 3 febbraio per evitare che i profughi fossero messi alla porta. A loro la Croce rossa ha assegnato altri 500 euro a testa. Qualcuno, per non rischiare di finire in mezzo alla strada con mille euro in tasca, ha comprato una Postepay

Quasi nessuno di loro sa dove andare. In pochi parlano un po’ di italiano e molti di loro in Libia lavoravano in edilizia, uno dei settori più colpiti dalla crisi economica in Italia.

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Altre 22 persone in condizioni analoghe sono rimaste a Villa Aldini, dove il Consorzio Indaco aveva il compito di ospitarle sino alla fine del mese scorso.

La proposta del Comune è quella di dare una trentina di posti letti all’interno del piano freddo, per tre settimane.

La capogruppo in Comune di Sel Cathy La Torre chiede alla Prefettura di aprire un tavolo per proseguire l’accoglienza, ma in netta discontinuità con la gestione “costosa e fallimentare” che “si è concretizzata nella struttura dei Prati di Caprara”. “I tempi della vita come sempre non hanno coinciso con i tempi delle Stato e questi permessi e rinnovi sono arrivati con colpevole ritardo“, accusa la vendoliana.

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