Prodi firma per il referendum: “Un dovere civico”

30 ago. – “Ho firmato per senso civico, ma se i partiti riuscissero a fare da soli in Parlamento sarei l’uomo più felice del mondo“. Ci tiene a precisarlo Romano Prodi, subito dopo avere firmato, come promesso giorni fa sul proprio sito, per l’abolizione dell’attuale legge elettorale, quella che lo stesso creatore, il ministro Roberto Calderoli, non esitò a definire “una porcata”.

Tempi stretti però: per gli organizzatori sono 500mila le firme da raccogliere entro fine settembre. Con Prodi ci sono Sel e Idv, e anche Veltroni e Fassino hanno già annunciato la propria adesione. Obiettivo: spingere i partiti ad approvare una nuova legge elettorale oppure, se non ci riuscissero da soli, tramite il referendum abrogativo tornare al vecchio mattarellum che, con tutti i suoi difetti, permetteva almeno di scegliere direttamente i propri rappresentanti e darebbe “stabilità e forza alla democrazia”.

Per il momento, commenta Prodi, c’è la constatazione “dell’ennesimo fallimento della politica e di un parlamento così distaccato dalla gente”, quando invece “bisognerebbe ridare dignità e futuro all’Italia”. E a chi gli chiede delle titubanze di Bersani, che sul referendum resta più che cauto e punta su una proposta parlamentare (doppio turno maggioritario con quota proporzionale e la garanzia della parità di genere che piace all’Udc di Casini), Prodi risponde che le firme stanno arrivando lo stesso. “Qualcosa mi sembra si stia muovendo”, dice sorridendo. Di certo la mossa del professore accellererà ogni decisione.

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