Procuratore generale. Emilia- Romagna terra di “borghesia mafiosa”

29 gen. – L’Emilia-Romagna è terra di investimenti per le organizzazioni mafiose che così si avvalgono “di una rete di fiancheggiatori fatta di tecnici, di professionisti, soprattutto commercialisti, medici, imprenditori, pubblici amministratori ed esponenti della burocrazia a tutti i livelli”. La cosiddetta “borghesia mafiosa“. La situazione è stata tratteggiata dal Procuratore Generale di Bologna, Emilio Ledonne, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Ledonne è partito osservando che l’Emilia-Romagna “non è terra di mafia nel senso tradizionale del termine”. “Non mi sembra – ha aggiunto – che esista quel complesso e complicato sistema di relazioni che le cosche mantengono con alcuni ambienti non solo nelle regioni di provenienza ma anche in alcune regioni del Nord”. L’Emilia-Romagna è, appunto, terra di investimenti, “resa appetibile dal suo dinamismo economico, per la capacità imprenditoriale, per la ricchezza che produce, alla quale vogliono partecipare anche le ‘ndrine con l’impiego, in attività economiche e finanziarie, degli ingenti profitti provenienti, soprattutto, dal traffico degli stupefacenti (nel 2010 ne sono stati sequestrati 40 tonnellate)”. “Dati investigativi – ha aggiunto il Pg – sintomatici del ruolo dei fiancheggiatori, emergono dalla presenza, nel territorio del distretto, di esponenti della cosca Bellocco, i cui appartenenti dispongono di supporti logistici anche all’interno di prestigiose strutture ospedaliere pubbliche. L’opera della “borghesia mafiosa” non sempre “si esaurisce in collaborazione episodica ma spesso dà luogo ad un vera e propria struttura, posta al servizio dell’organizzazione mafiosa come, ad esempio, l’assistenza sanitaria ai latitanti“. “Bisogna dare un volto – ha sottolineato Ledonne – a questi soggetti, anche a quei professionisti che offrono la opera alla mafia, occorre identificarli“.

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