Barcellona, 30 mag. – E quindi ieri è cominciata veramente la festa, nonostante la crisi (che anche nella ricca Catalogna si sente), nonostante il tempo atmosferico incerto. Ecco una breve carrellata di alcuni dei concerti che abbiamo visto per voi.
Volcano Choir, Sala Apolo
Chiamarli “la band di Bon Iver” sarebbe scorretto da molti punti di vista, nonostante Justin Vernon sia lì, davanti al palco, che canta riparato da una specie di leggio da comizio, dentro il quale ci sono tutti i suoi aggeggi. I Volcano Choir sono una splendida band, punto e basta, con due bellissimi dischi all’attivo e diversi progetti collaterali. Proprio da uno di questi, i Collections of Colonies of Bees, arriva il primo brano in scaletta di quella che dovrebbe essere una prova aperta del set “ufficiale” previsto per oggi. “Non suoniamo insieme da gennaio”, dice Vernon, ma non sembra proprio. Un’ora di concerto perfetta, un grandissimo inizio di festival per chi vi scrive.
C+C =Maxigross, RayBan Unplugged
Il palco dove suona una delle band italiane presenti al Primavera è piccolo e non facile da gestire dal punto di vista dell’acustica, ma i ragazzi se la cavano benissimo, tenendo alta l’attenzione di un pubblico che, per lo più, non sa chi siano (e se non lo sapete neanche voi, ecco la session fatta nei nostri studi). Nonostante alcuni problemi di soundcheck, un set breve, ma efficace. E non sarà il primo all’interno del festival.
Warpaint, Heineken Stage
Un secondo disco più riuscito del primo, ma il gruppo californiano, alla seconda esperienza sul palco del Primavera, non convince più di tanto. Forse ci sono le canzoni, ma manca un po’ la presenza sul palco, tant’è che le quattro ragazze sembrano talvolta tanto divertite quanto smarrite. La prima delusione del festival?
St. Vincent, Sony Stage
Non avevamo dubbi sul talento di Annie Clark, ma il suo concerto di ieri qua in Spagna è stato semplicemente eccezionale. Una presenza scenica enorme, cresciuta a dismisura da quando era venuta a trovarci a Maps, combinata con dei brani intensi e suonati alla perfezione. St. Vincent si presenta alle migliaia di persone che l’attendono con il nuovo look, lo stesso che sfoggia sul suo ultimo album, già nostro disco della settimana. Ma l’apparenza robotica e digitale non inganna: la musicista riesce ad essere tremendamente sensuale, ma a modo suo, non scontato. E poi, non dimentichiamolo, suona la chitarra meravigliosamente. Di certo uno dei picchi del festival.
Queens of the Stone Age, Heineken Stage
La band di Josh Homme, attesa a Bologna tra pochissimo per Rock in Idro, inizia il suo set con “You Think I Ain’t Worth a Dollar, but I Feel Like a Millionaire” e lo finisce con “Go with the Flow” e “A Song for the Dead”. Questo per dire che gli statunitensi si ricordano di quello che hanno creato in quasi vent’anni di carriera e, a giudicare dalle urla continue del pubblico, se lo ricorda bene anche chi li ascolta. Un concerto roccioso e diretto, praticamente senza pause, con Homme a fare, come sempre da mattatore. Impressionante sentire migliaia di persone che scandiscono: “Nicotine, Valium, Vicodin, Marijuana, Ecstasy and Alcohol, C-c-c-c-c-cocaine”. Poco prima di cominciare “Feel Good Hit of the Summer” il frontman dei QOTSA ci aveva ordinato di andare fuori di testa: detto, fatto (è il caso di dirlo).
Arcade Fire, Sony Stage
I canadesi realizzano uno spettacolo coloratissimo di due ore di fronte a migliaia e migliaia di persone. Sebbene ci sia spazio per i brani più vecchi, l’impronta al set la dà l’ultimo Reflektor: la dozzina di musicisti sul palco riproducono quei suoni, per lo più, “invadendo” anche il resto del repertorio. Un sax fa capolino in “Sprawl II” e “My Body Is A Cage” è ridotta a solo un frammento cantato a cappella che sfocia in “Afterlife”. “Rococo” è introdotta e chiusa da citazioni beatlesiane (“Sugar Plum Fairy” e un “recitato” del testo di “Helter Skelter”), sul finale salgono sul palco i testoni di cartone, marchio di fabbrica del tour corrente, vengono sparati coriandoli in aria e tutti sono felici.
Disclosure, Heineken Stage
L’ultimo live della giornata di chi vi scrive, perché si poteva tirare tranquillamente per qualche ora ancora, fino alle sei del mattino, è del duo britannico elettronico del momento, insieme ai Factory Floor, anche loro nel cartellone del Primavera Sound. Di fronte a un set electro ci sono sempre dei dubbi, chiamiamoli così, su chi suona cosa. I fratelli Lawrence si impegnano, dietro ai loro macchinari: talvolta cantano, talvolta imbracciano un basso, picchiano su pad e tamburi. Da guardare, è ovvio, non c’è molto, ma da ascoltare sì. “When a Fire Starts to Burn” fa letteralmente urlare di gioia le prime file, composte per lo più da giovanissimi. E anche chi vi scrive, che giovanissimo proprio non è, non è riuscito a stare fermo.









