Bologna, 8 dic. – Arriva con un codazzo di fotografi, telecamere e giornalisti, accompagnato dalla moglie Flavia e dalla deputata Sandra Zampa. Romano Prodi, dopo mesi di assenza, ritorna al circolo Galvani del Partito Democratico di via Orfeo. E lo fa per votare alla primarie per la scelta del segretario nazionale, non per ritirare la tessera (che dopo la sua mancata elezione al Quirinale non ha più rinnovato).
Arriva poco dopo le 15, vota, scambia qualche parola con i volontari e poi parla pochi minuti coi giornalisti. Spiega di aver cambiato idea e di aver scelto di andare a votare dopo una notte insonne. Il professore parla di un momento molto duro per il Paese, alla luce della sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il porcellum. E’ in questo contesto che è maturata la scelta di tornare a votare, ma di prendere la tessera non se ne parla, almeno per ora.
Raggiunto sulla strada di casa, a pochi passi da piazza Santo Stefano, Prodi ha risposto a qualche nostra domanda. Per arrivare ad un vero cambiamento del Partito democratico, secondo il padre dell’Ulivo, sono necessari un segretario forte, legittimato dal voto delle primarie, e che i due sconfitti collaborino per il bene del collettivo. “Se il Partito Democratico si dimostra non rissoso, unito, con un programma comune, studiato anche discusso ma approfondito, non può che vincere, altrimenti non può che perdere” dice Prodi che non vuole fare il nome di chi ha votato. “Facendo un nome automaticamente dividerei” conclude il professore.


