Modena, 14 marz – Sei associazioni filippine di Modena che contano oltre mille persone confermano in una nota l’appoggio a Gregorio Mendoza che, sconfessato nei giorni scorsi da una settima associazione, invece “ha avuto – scrivono – il coraggio di dire la verità anche quando è scomoda“, nella vicenda delle accuse per i voti al seggio stranieri delle primarie Pd. E lanciano un appello: “chi sa parli“. Esprimendo ‘amarezza’ per una vicenda che finisce per colpire anche chi ha votato regolarmente, “senza svendere la propria dignità”, le sei associazioni confermano però le dichiarazioni di Mendoza, “in quanto tanti dei nostri associati sono a conoscenza diretta per averlo vissuto personalmente – precisano – e molti altri nostri connazionali ne hanno avuto conferma indiretta” ma affidabile. Dunque, affermano, già diverse settimane prima delle primarie, “un consigliere comunale ha svolto un’attività capillare di propaganda politica a favore di un candidato presso svariati membri della comunità filippina di Modena, effettuando incontri porta a porta, partecipando a feste famigliari, sparlando di una candidata, organizzando i trasporti dalle abitazioni fino alla zona del seggio 2, fino ad arrivare a promettere il rimborso dei 2 euro necessari per votare e offrendo pranzi o cene di ricompensa a chi votasse quel candidato”.
“Tanti dei nostri associati – prosegue la nota – conoscono quei nostri connazionali che hanno aiutato” quel consigliere e che, “dopo le primarie”, hanno postato su facebook messaggi e “foto di alcuni pranzi, che però sono stati cancellati non appena è uscita sui giornali l’intervista a Gregorio Mendoza. Siamo convinti che la maggioranza di loro non si sia resa conto che stava violando regole così importanti”, sbagliando “anche a causa dei problemi di lingua”, affermano le associazioni offrendo una “occasione per rimediare al grande danno”: riferiscano “pubblicamente tutto quello che hanno fatto e tutto quello che sanno” e “nessuno li incolperà di niente, ma devono rendere giustizia alla verità”. Firmano i presidenti delle associazioni Mabinians, Kababaihang Rizalista, Cordillerans, Mindoro, Mindoro Csa (anche l’ex presidente) e il vice presidente dell’Associazione Lavoratori Filippini in Italia di cui Mendoza è il presidente. Le sei associazioni hanno scelto di diffondere questa nota dopo l’esito dell’esame della commissione di garanzia del Pd, che oggi ha confermato il risultato delle primarie. “A maggioranza, con 2 voti contrari e un astenuto”, dunque “la ricerca della verità, a quanto pare, è in minoranza”.
Francesca Maletti commenta così l’esito del Comitato provinciale dei garanti delle primarie Pd di Modena che ha confermato la vittoria di Gian Carlo Muzzarelli. “Non ci fermeremo – annuncia – ora porteremo il caso anche sul tavolo della Commissione di garanzia regionale e poi, se sarà necessario, approderemo a Roma”. “A qualcuno – sottolinea – può fare comodo rigirare la frittata, cambiando discorso, sostenendo che la Maletti monta il caso per lanciare la sua lista civica. Qualcuno può farsi bastare la teoria dell’interesse superiore del partito, sempre da tutelare. Qualcuno può pensare che la mia azione sia solo una vendetta, per aver perso le primarie. Nulla di tutto ciò. Il problema è che se anche su un solo voto pendesse il sospetto di un illecito, questo andrebbe chiarito all’istante”. “Noi – spiega – chiedevamo l’audizione dei numerosi testimoni che poche ore dopo la chiusura dei seggi sono venuti a raccontarci con nomi, fatti e circostanze ben individuate, una situazione scandalosa. Nessuna di queste persone è stata convocata dalle Commissioni comunale e provinciale. Nella vicina Reggio Emilia è accaduto il contrario, con tanto di dettagliata istruttoria realizzata e audizione conseguente dei testimoni. Perché a Reggio si accerta e a Modena no? Perché a Reggio i testimoni vengono addirittura ringraziati per la collaborazione prestata all’accertamento della verità (basta leggere il verbale della Commissione di Garanzia reggiana, allegato), mentre a Modena si inventano scuse pretestuose per giocare a screditare le testimonianze?”. E ribadisce: “perché non sono state convocate queste persone? Sono testimonianze che abbiamo raccolto per iscritto, accettando solo cittadini che fornissero nome, cognome e documenti, con fatti circostanziati, davanti ai nostri legali”. (ANSA).

