Primarie, con questo regolamento par condicio a rischio

Ieri sera è stato diffuso il regolamento delle primarie. Alcune buone intenzioni ci sono: il tetto di spesa è opportuno, per evitare differenze tra candidati “benestanti” e candidati “nullatenenti”. Bene anche prevedere il voto per lavoratori e studenti fuorisede.
Desta già un po’ più di perplessità l’atto “fede” richiesto ai firmatari promotori: devono giurare fedeltà al centrosinistra ed essere catalogati in un apposito albo.

Quello che proprio non va sono i divieti imposti sulla comunicazione elettorale. La proibizione dell’uso di mezzi radiotelevisivi e di inserzioni sui giornali, dopo aver messo un tetto alle spese, appare incomprensibile: si possono solo fare manifesti e spedire materiale stampa.
Poi, forse per dare un tocco di modernità, è stato “concesso” l’uso del web

Qualcuno ci deve spiegare che differenza passa nel pagare un banner con scritto “vota tizio” invece di comprare uno spot o uno spazio su un giornale. Comunque, se fosse solo questo, sarebbe un peccato veniale.
In realtà un regolamento siffatto viola in maniera pesante una par condicio sostanziale.
I candidati non sono tutti uguali ai nastri di partenza. Uno dei candidati, peraltro il favorito, ha costruito la sua popolarità anche grazie a centinaia di apparizioni su radio e TV locali come ospite fisso.
Pochissime di queste trasmissioni sono di informazione giornalistica:  molto spesso si tratta di trasmissioni sportive o talk show. Inoltre Maurizio Cevenini gestisce una sua trasmissione radiofonica quotidiana su Punto Radio: “Finestra a sinistra”.
Fino a ieri nulla di male: da oggi invece un problema c’è.

E’ infatti evidente a tutti che difficilmente vedremo Benedetto Zacchiroli a “Casa Cotti” per disquisire del modulo 4-3-3 di Malesani ed è altrettanto improbabile che Amelia Frascaroli venga  chiamata come occasionale opinionista accanto a Sabrina Orlandi al “Pallone nel Sette”.
Impossibile poi che Punto Radio o altre emittenti concedano un’ora quotidiana delle loro programmazioni da regalare agli sfidanti del Cev alle primarie.

D’altronde, con questo regolamento, anche se Frascaroli e Zacchiroli avessero intenzione di comprarsi uno spazio a pagamento su radio o TV locali non potrebbero farlo.
Un vantaggio molto cospicuo viene dunque concesso dai responsabili delle primarie al candidato favorito, peraltro –  immaginiamo – andando al di là delle sue stesse intenzioni.

Cevenini è un candidato onesto e magari rinuncerà di sua sponte a questi vantaggi, ma sarà comunque una sua concessione.

A fronte di queste considerazioni è evidente che le regole di queste primarie bolognesi violano la par condicio sostanziale:  lungi dal ridurre le distanze tra i candidati il decalogo proposto ieri allarga il fosso tra chi c’è (CEV) e chi no.

Questo regolamento la dice poi lunga su come la sinistra, Pd in testa (che ha sembra abbaiato al conflitto d’interessi), ogni volta che si cimenta con la comunicazione si dimostra assolutamente incapace di capire e governare il rapporto tra politica e media.

Paolo  Soglia

p.s.
Se a qualcuno è venuto in mente che il presente articolo sia stato ispirato da interessi di bottega si metta il cuore in pace: RCdC non campa su 4 spot, né ha mai concesso, né concederà in futuro, trasmissioni a pagamento autogestite ai candidati, sia che si tratti di primarie o di elezioni vere e proprie.

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