Primarie comunque per i “rifondatori” del Pd


22 ott. – Alcune migliaia di persone hanno seguito la convention organizzata in piazza Maggiore da Pippo Civati e Debora Serracchiani. Applausi dal pubblico per le richieste di rinnovamento del Pd: primarie per i parlamentari, via dopo tre mandati, soluzione al conflitto d’interessi, nuova politica fiscale, partecipazione come chiave delle vittorie elettorali.

L’avvio di Civati e Serracchiani è stato veloce e incalzante, un duetto contro personalismi e divisioni, per spiegare che “Il nostro tempo” vuole essere l’occasione per raccogliere idee chiare e cambiare dall’interno il Pd, restando però vicini al suo leader, Bersani. Ma, nel caso di primarie aperte, da questo movimento uscirà  un candidato premier, ed è stato esplicitamente detto dallo stesso Civati. Ortodossi sì, ma fino a un certo punto. Tanto che è  stato accolto da una vera ovazione il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che ha parlato di necessità di una “rivoluzione pacifica” perché il riformismo non basta più. “Se non diamo uno sbocco politico alla rabbia e all’indignazione, questa diventeranno sempre più violenza”, ha detto De Magistris tornando sui fatti di Roma.

Se incombeva-quasi sempre respinta- l’ombra di Matteo Renzi, sindaco di Firenze che ha organizzato da solo un evento per la prossima settimana abbandonando l’ex amico Civati, a metà convention si è materializzato l’uomo di Renzi in Emilia Romagna, Matteo Richetti. “C’è bisogno di unire molte proposte”, ha detto il presidente dell’Assemblea legislativa.

Per tutta la giornata si sono susseguiti confronti tra coppie, 30-40enni la maggioranza sul palco. Il pubblico se al mattino era composto in maggioranza di teste bianche, nel pomeriggio ha visto prevalere i giovani. Diverse le critiche al partito granitico (dure quelle arrivate dalla Sicilia, contro l’accordo di governo con Lombardo, e dal Lazio, dove le divisioni tra correnti stanno paralizzando il pd, che nel frattempo scompare dal territorio non prettamente romano).

Tra i partecipanti  molta voglia di sperare che questa volta si possa davvero cambiare e pochissima di seguire l’indicazione dei leader nazionali da vent’anni: bisogna allearsi con l’Udc. Tanto che la domanda viene posta direttamente a Rosi Bindi, che a Bologna è voluta venire. Ma anche da lei è arrivato il refrain: “bisogna creare consenso tra l’elettorato moderato”. E alla Presidente del Pd neppure piace l’idea di limitare il numero dei mandati parlamentari possibili, se ci fosse stato quel limite nel passato, non avremmo secondo lei avuto “Berlinguer, Moro, Tina Anselmi o Nilde Iotti”.

 

 

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