Bologna, 27 ago. – Alla fine il segretario regionale del Pd Stefano Bonaccini ha sciolto le riserve: parteciperà alle primarie in vista delle elezioni regionali. “Me lo hanno chiesto in tanti- ha detto- un tam tam straordinario, trasversale alle mozioni dello scorso congresso”.
A pochi minuti dall’inaugurazione della festa nazionale de l’Unità al Parco Nord, Bonaccini prende la parola in una conferenza stampa improvvisata all’esterno della direzione della festa. “Visto che non si è riusciti a comporre un quadro che fosse il più unitario possibile, mi candido” ha detto Bonaccini che ha ammesso di non avercela a trovare qualcuno che lo facesse al suo posto. Nelle ultime settimane il responsabile nazionale degli enti locali le ha tentate tutte per tenere unito il partito sul nome di un candidato. Riunioni ma soprattutto telefonate fiume per cercare di trovare qualcuno che evitasse una guerra per bande il 28 settembre prossimo, data delle primarie. La strategia non gli è riuscita: “Le soluzioni unitarie si trovano se le persone che dovrebbero sostenere altri lo fanno, se invece decidono di candidarsi ugualmente vuol dire che quella soluzione unitaria non è stata possibile”. Il pensiero corre a Matteo Richetti: è lui l’altro big in corsa alle primarie, è lui l’unico altro candidato che ha scelto di scoprire oggi le sue carte.”La mia non è una candidatura contro qualcuno” ha precisato comunque Bonaccini che ha auspicato, anzi, si è detto certo, che le primarie “non saranno mai una guerra”.
Per la verità, nelle ultime settimane, nei pensieri e nell’agenda di Bonaccini non c’era solo l’Emilia Romagna. In qualità di responsabile nazionale enti locali, il segretario emiliano ha dovuto condurre le trattative anche per le regionali in Calabria, altra regione che andrà al voto anticipato e che il Pd vuole strappare al centro destra.
E’ proprio dal palco centrale della Festa che Bonaccini, pur non pronunciando la parola ‘candidatura’ (e derivati), ha fatto il suo primo discorso da primarista. Mentre il principale sfidante, Matteo Richetti, parlava al telefono a pochi metri dal tendone della sala dibattiti centrale, Bonaccini ha preso la parola e con un piglio risoluto ha mostrato le medaglie del generale vittorioso. Come prima di lui ha fatto il segretario bolognese Raffaele Donini, Bonaccini ha attaccato ringraziando i volontari che rendono possibile le Feste de l’Unità, un patrimonio da non perdere, ha detto. E poi ha elencato, sempre parlando al plurale, le sfide vinte dei suoi cinque anni di guida del partito in Emilia Romagna. Ha parlato del commissariamento di Bologna e della sua riconquista al primo turno, dell’argine costruito contro il dilagare leghista sotto il Po e contro l’onda grillina che tutto doveva travolgere. Ha rivendicato, soprattutto, lo straordinario risultato delle ultime amministrative che hanno consegnato un’Emilia Romagna con ancora più sindaci democratici di prima.
En passant, senza soffermarcisi troppo, Bonaccini ha elencato anche i risultati ottenuti dal Partito a livello nazionale, sempre alle amministrative: anche quelli a lui imputabili, almeno in parte, essendo e rimanendo fino al prossimo rimpasto di segreteria, il coordinatore degli Enti locali.
Ha parlato da candidato primarista Bonaccini che ha idealmente abbracciato Vasco Errani, di cui ha difeso il lavoro che ha consentito all’Emilia Romagna di essere una delle regioni meglio amministrate del Paese. Da renziano, ha comunque citato la necessità di una profonda innovazione, che però non deve buttare via quanto di buono fatto finora.
Nel discorso di Bonaccini, non poteva mancare un riferimento ai terremoti del 2012 che hanno duramente colpito la Bassa emiliana. “Determinazione” è la parola chiave: la determinazione delle popolazioni colpite che sonoo riuscite a rialzarsi presto e bene dalla tragedia; la determinazione dei sindaci che, indipendentemente dal colore politico, sono stati accanto alla loro gente; la determinazione che in futuro ci vorrà, ha detto, perché dallo Stato arrivino tutti i soldi promessi, “non uno di più, non uno di meno”.


